Approfondimenti Rivista — 29 marzo 2013

Dal manoscritto all’electronic book, il libro è stato sottoposto nel corso degli anni a una straordinaria trasformazione. Nel passaggio dal minuzioso lavorio degli amanuensi medievali alla digitalizzazione del testo culminata nel XXI secolo, esso ha perso gran parte delle sue originarie peculiarità per acquisire fattezze inimmaginabili anche per i lettori della Bibbia di Gutenberg. Portatore inconsapevole di innovazioni tecniche e tecnologiche e portavoce scelto di principi e valori morali, il libro, qualunque sia il suo contenuto, racconta sempre una storia, quella della società in cui esso vive: prodotto dalla potenza creatrice dell’uomo e nato per il bisogno di ogni essere umano di estendere la propria mente oltre quella naturale, esso si nutre di idee perfettamente calate nel tessuto sociale e culturale in cui si trova. Tuttavia, sebbene studiare la dimensione socio-culturale in cui attualmente viviamo può costituire un buon punto di partenza, è innegabile la difficoltà nel predire il futuro di un artefatto che impersona gli usi e i costumi di una società insaziabile di cambiamenti.

L’era della stampa iniziò nel 1454, quando il tipografo tedesco Johann Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili. I primi incunaboli tendevano a imitare l’aspetto dei libri manoscritti: privi di frontespizio, presentavano solo un’indicazione approssimativa del nome dell’autore dell’opera e un titolo nell’incipit. Nonostante la diffusione della tecnica appurata a Magonza fu capillare in tutta Europa nel corso del 500, la cultura rimase appannaggio di un’élite molto ristretta di intellettuali e avulsa al volgo. Non è un caso che i primi libri moderni fossero scritti in ebraico, latino e greco. In Italia, non è difficile immaginare come, nei momenti di svago, le famiglie rinascimentali si attorniassero nelle sontuose corti di illustri scrittori e poeti, pronti a tesserne le lodi.

Per una più prepotente alfabetizzazione, fu necessario il cosiddetto Secolo dei Lumi. Nella seconda metà del 700, in particolare, il libro divenne prodotto industriale: le nuove tecniche e i moderni strumenti di produzione, permisero di ottenere in tempi brevi e a modici costi, un maggior numero di copie, accessibili alla quasi totalità della popolazione. La figura del tipografo venne sostituita da quella del’editore nel senso moderno del termine. Circondato da figure professionali altamente qualificate, l’editore costituisce il tramite tra scrittore e lettore: una volta curate le opere, si occupa della loro mercificazione. Non è un caso che, in questo periodo, a scopo di richiamo pubblicitario, si diffonda l’uso di copertine illustrate.

Il 1971 è l’anno di nascita dell’ebook. In circa 40 anni, il mercato editoriale è profondamente mutato e con esso il suo prodotto principale:il libro. Esso non è più un insieme di fogli stampati rilegati secondo un certo ordine e racchiusi in una copertina rigida; esso ha perso la sua primaria caratteristica, la materialità, e con essa, gran parte delle sue proprietà. La liquidità dell’ebook, per esempio, ha determinato un livello di comodità, di facilità d’uso e di ergonomicità, nettamene superiore che nella versione cartacea. Tuttavia, ancor prima della forma, ciò che del libro non è e non può essere più lo stesso è il suo contenuto- le conoscenze e le idee che racconta. “La vita quotidiana di ciascuno di noi – si legge nell’ebook “La cultura digitale: valori e ruoli nella società dell’informazione”- vede la presenza sempre più pervasiva di informazioni, contenuti e servizi distribuiti attraverso la rete internet e fruiti in ogni momento della nostra giornata: a casa, in ufficio e in mobilità. L’incessante sviluppo dei social media – Facebook e Twitter in primis – ci consente di estendere le nostre relazioni oltre i confini dei territori nei quali siamo fisicamente presenti, di produrre e condividere contenuti online e di scaricare applicazioni per i nostri smartphone. Possiamo utilizzare internet come una grande nuvola di dati che contiene i nostri file e ci consente di lavorare a prescindere dal luogo nel quale ci troviamo e dallo strumento che utilizziamo per collegarci online. E ancora, le possibilità di collaborazione offerte dalla capacità di networking della Rete favoriscono la creazione di gruppi di lavoro, stimolano la creatività e l’innovazione, generano nuovi modelli di business e di partecipazione sociale alla vita pubblica, spingono alla creazione di startup che propongono nuovi servizi e prodotti, incentivando a loro volta la ricchezza della Rete”.

In una società frastornata da continue informazioni mediatiche, bombardata da incessanti progressi tecnologici e stordita da drastici cambiamenti nelle forme di espressione, diventa sempre meno netta la linea di separazione tra scrittura e lettura, tra autore e pubblico. Nel pluralismo delle idee, i lettori acquisiscono un ruolo sempre più attivo nella produzione di conoscenze: la narrativa del futuro verrà sempre più assimilata ai grandi giochi multiplayer, in cui l’autore descrive un mondo e i giocatori/lettori scrivono lo svolgersi della vicenda mentre giocano. “Il mio istinto- scrive Maria Sepa su Il Corriere della Sera nella traduzione di un articolo di Bob Stein- mi dice che i produttori di giochi, i quali, a differenza degli editori, non so condizionati dall’eredità di prodotti del passato, saranno in prima linea in questa trasformazione. La multimedialità è già la loro lingua, e stanno facendo enormi progressi nella creazione di comunità di milioni di giocatori. Mentre gli editori tradizionali devotamente trasferiscono la carta stampata sui tablet, i produttori di giochi abbracciano le immense potenzialità della Rete, ed entrambi inventeranno e definiranno le modalità di espressione che si imporranno nei secoli a venire”.

 

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