News Rivista — 07 dicembre 2013

Oddbins immagazzinava un vino alla fine del 1990, chiamato Kiwi Cuvée. E’ un sauvignon blanc del sud della Francia progettato per assomigliare a un prodotto della Nuova Zelanda. Questo riassume in quale direzione procedeva la produzione vinicola del momento. I supermercati vendevano vini fatti con una formula, mascherando la provenienza. C’erano ancora molti vini interessanti, ma i pareri erano che i vini fuori modi come il Carignan dovevano essere sostituiti da uno Chardonnay, Cabarnet Sauvignon o un Merlot. Fortunatamente questa tendenza a omologare tutti i gusti è finita, adesso sono nuovamente aperte le porte a tutti i tipi di gusti e profumi. Tesco, il supermercato britannico, ha anche un decente Old Vine Carignan, nella sua gamma Finest.

Mentre prima il concetto di terroir è stato deriso per molto tempo dagli anglosassoni, come se fosse uno strumento di marketing usato dai francesi per vendere vino senza carattere, adesso invece viene utilizzato senza ironie in tutto il mondo.

Non poteva essere un momento migliore per Hugh Johnson e Jancis Robinson per pubblicare la loro ultima (settima) edizione del “World Atlas of Wine”. E’ un libro veramente diverso rispetto a quello dello scorso anno, e ora include anche mappe dettagliate riguardanti le regioni più emergenti, come Croazia, i quartieri vicino al Monte Etna in Sicilia, e la penisola di Mornington vicino a Melboure. Astutamente, ci sono anche due pagine dedicate alla Cina. Il libro è una celebrazione del terroir e un compagno del libro “Wine Grapes” di Robinson (2012) – ovvero una costosa ed esaustiva enciclopedia di ogni tipo di grappa. C’è un senso di gioia contagiosa in questo nuovo libro. Leggendolo, sembra proprio che Robinson si sia divertito a scrivere ogni singola pagina!

Un altro libro degno di nota, per quanto riguarda il vino, è sicuramente “The Mid-Atlantic Wine (C Hurst & CO)”, di Alex Liddell. Parla di un vino chiamato Medeira, la cui lunga e colorata storia si può effettivamente assaporare mentre si degusta il vino. I vini di quest’isola sono ancora abbastanza facili da trovare, e soprattutto, nonostante siano del XVIII secolo sono ancora bevibili.

Questa non è solo la fase di riscoperta del vino. Anni fa era molto difficile ottenere un’ottima pinta a Londra, figuriamoci un buon sidro, ma di recente una nuova ondata di pub hanno introdotto i prodotti artigianali. Il sidro, per molto tempo lo bevevano solo gli adolescenti, sta adesso attirando molte attenzioni. Molto conosciuto per i suoi scritti riguardanti la birra, Pete Brown ha prodotto il miglior sidro del mondo insieme a Bill Bradshaw. Anche se è un libro pieno di foto, molte delle quali straordinarie, è scritto con arguzia, competenza e passione. Si potrebbe anche arrivare a descrivere gli stessi Brown e Bradshaw, come i Johnson e Robinson del sidro. Sono molto diffusi, anche fuori dalle tre regioni maggiormente conosciute per la produzione di sidro, ovvero Inghilterra, Francia e Spagna. La Germania produce sidro, e chiunque altro lo fa. Tuttavia si ha l’impressione che il sidro sia la bevanda attualmente più eccitante in Gran Bretagna, e lo sta diventando sempre di più. I coltivatori stanno ancora cercando di trovare la combinazione più giusta, tra le mele e la terra, proprio come i viticoltori hanno fatto a Bordeaux e a Borgogna generazione fa.

E’ un gran momento per bere, e brindare, ma non è necessariamente un gran momento per leggere di libri. Ancora non siamo arrivati a riuscire a far assaporare il vino, tramite le pagine di un libro. Quest’anno ci sono stati troppi libri, sulla falsa riga di “200 libri per impressionare tuo suocero”, oppure “Una guida per principianti alla birra artigianale”. Molti di questi sono illustrati e progettati per essere facilmente commercializzati ai lettori di lingua inglese in tutto il mondo. Ciò che manca è il genere di libro che si desidera leggere a letto, per rilassarsi – una Elizabeth David o un Jeffrey Steingarten del vino. Ci sono molte persone che su internet hanno una rubrica aggiornata dei loro vini preferiti, di quelli che invece non piacciono, che hanno assaporato, ma sempre e solo per commercializzare alcuni tipi di vino rispetto ad altri, non cercano però di creare quel tipo di libro che serve ad appassionare il lettore comune.

Francesca Macchiarini

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