News Rivista — 07 aprile 2013

Il binomio capitalismo-globalizzazione può talvolta creare situazioni scomode. Può persino succedere che una multinazionale tra le più importanti del globo, la Apple, debba scendere a compromessi e rinunciare alle logiche del mercato che l’hanno fatta diventare un’azienda leader dell’era digitale, per adattarsi alle politiche delle diverse realtà nazionali, nella fattispecie, quelle della Cina, che, si badi bene, non è una realtà nazionale qualunque.

Apple ha infatti rimosso almeno un’applicazione dal China App Store, perché consentiva l’accesso a libri messi al bando dal governo cinese. Lo scrive il Financial Times, che cita lo sviluppatore della app incriminata.
Hao Peiqiang, l’autore della app chiamata “jingdian shucheng”, ha ricevuto una lettera dalla divisione App Review di Apple in cui veniva annunciata l’eliminazione dell’applicazione perché “include contenuti che sono illegali in Cina”. Il gruppo una volta guidato da Steve Jobs non ha fornito dettagli, ma secondo Peiqiang la questione riguarda tre libri di Wang Lixiong, scrittore cinese i cui testi sono vietati nel Paese. La app incriminata offre solo 10 libri, di cui i tre appena citati, e non è stata rimossa dal negozio online di Apple al di fuori della Cina.
La decisione del gruppo di Cupertino, in California, arriva dopo pochi giorni dalle scuse fatte dall’amministratore delegato Tim Cook a Pechino, che aveva accusato Apple di essere un gruppo arrogante e avido, e i cui servizi post vendita alla clientela cinese violavano le norme locali.

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