Approfondimenti Rivista — 16 dicembre 2013

Da quando gli ebook hanno fatto la loro comparsa nello scenario editoriale, la concezione dei libri e della tecnologia come di due realtà antitetiche e tra loro inconciliabili è filtrata attraverso i media e i pubblici dibattiti come l’unica legittima e, in quanto tale, indiscutibile.

Da una parte, i fanatici del libro ne rivendicano il primato sulla base di una tradizione che ha avuto inizio con l’invenzione della stampa, si è consolidata con l’esperienza di Aldo Manuzio- il maggior tipografo del 500 e il primo editore in senso moderno- e si è tramandata nei secoli attraverso l’uso.

In genere, chi ama il libro nella sua versione tradizionale lo considera insostituibile in virtù di peculiarità che sono intrinseche all’oggetto – l’aspetto, la consistenza, l’odore- e assenti in qualsiasi altro, anche in quello che con ferma determinazione si ripropone di imitarne le funzioni.

La storia che l’ha caratterizzato, le travagliate fasi che ha attraversato ne accrescono, poi, il fascino in notevole misura: demonizzate, perseguitate, proibite, arse al rogo, per anni le stampe sono state vittima della mentalità cieca dell’uomo e sono perdurate nonostante i tentativi di soppiantarle o –peggio ancora- eliminarle, guadagnandosi il posto che attualmente occupano nella società.

Dall’altra parte, i sostenitori dell’ebook, pragmatici e al passo con i tempi, citano tra le motivazioni pro digitale la comodità di poter con sé, in ogni posto, un oggetto –l’ereader- leggero e maneggevole, contenitore di articoli, saggi, romanzi ma anche di monumentali enciclopedie. Parlano del progresso, della naturale evoluzione cui tutto- compreso l’uomo- è soggetto, della necessità di adattarsi alla mutevolezza delle cose per non restare sospesi tra ciò che si vuole e ciò che si può.

Così, con i loro punti deboli e le loro ragioni di forza, libri e tecnologia, si posizionano sul terreno di scontro, pronti a sfidarsi fino all’ultimo duello, mentre il pubblico di lettori assiste dietro le transenne con in mente un unico e gigantesco interrogativo: “chi preverrà?”.

Robin Sloan, ex manager di Twitter, ha proposto una tesi che poco convincerà i fautori delle nette posizioni. In un recente articolo, tradotto da Luigina Foggetti, scrive: “Quando le persone definiscono “libri” e “tecnologia” come nemici, stanno davvero parlando di “libri stampati” e “tutti quei nuovi dispositivi” come smartphone, tablet, e-reader. Ma questa concezione richiede che si considerino libri stampati e nuovi dispositivi come se fossero due tradizioni distinte: una antica e consolidata, l’altra nuova ed eccitante, due mondi che sono attualmente in rotta di collisione. [..] Sbagliato. Credo che i libri stampati e i nuovi dispositivi facciano parte della stessa tradizione. Sono separati da secoli, certamente, ma sono guidati dagli stessi desideri, dalle stesse necessità. Sollecitati gli stessi grandi stimoli: accesso alla conoscenza, comunicazione con altre menti oltre il tempo e lo spazio; divertimento! Questa è la verità fondamentale: la tecnologia non è uno strano nuovo visitatore in libreria. È stata qui tutto il tempo”.

C’è un elemento che indiscutibilmente accomuna la carta e il digitale ed è la scrittura. Essa è la prima tecnologia della comunicazione inventata dall’uomo: proposta come alternativa all’oralità e come sua integrazione, si è diffusa, in quanto supporto alla mente e alla memoria dell’uomo, in tutti gli ambiti della vita. In quest’ottica, le stampe e la tecnologia sono soltanto i mezzi attraverso cui i contenuti tradotti nei simboli della scrittura sono stati divulgati, in ogni tempo e in ogni luogo.

In altre parole, quando Sloan afferma che libri ed ebook fanno parte della medesima tradizione si riferisce proprio a questo, immagina un filo invisibile che lega due realtà posizionate sullo stesso terreno, non come avversari, ma alleati a favore delle stesse cause: la divulgazione, la riflessione, la connessione tra persone ed idee, lo svago.

Allora, la questione relativa alla prevaricazione dell’ebook sul libro o viceversa risulta essere viziata: le premesse su cui si basa sono infondate. Per questo, Sloan suggerisce piuttosto di immaginare in futuro in cui c’è posto per entrambe le forme e afferma: “Penso che dobbiamo immaginare un futuro che è profondamente ibrido. Smartphone, tablet, e-reader ci saranno sempre più e diventeranno migliori, con capacità che ci lasceranno a bocca aperta, spesso eccitati o disorientati in egual misura. Ma come parte della storia i libri stampati non scompariranno e neppure si fermeranno. Nuovi formati, nuove tecniche, nuovi tipi di bellezza, tutto questo e altro ancora ci sta aspettando sulla pagina stampata”.

Alessandra Flamini

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