Approfondimenti Rivista — 03 marzo 2014

Leggo su un periodico l’ennesimo (pseudo)dibattito sulla diatriba “libro di carta-libro digitale”, con i soliti due partiti ben schierati sulle loro posizioni, le solite idee sul futuro che è digitale e sul fascino immortale della carta, e in mezzo i soliti possibilisti della verità-che-sta-sempre-nel-mezzo ovvero che i due media possono convivere tranquillamente eccetera, eccetera, eccetera… E con il solito finale d’articolo evanescente, dacché a tale dibattito non c’è risposta alcuna essendo peraltro basato su ben pochi dati oggettivi e molto più su opinioni personali, interpretazioni soggettive, prese di posizione di parte, sensazioni, desideri, dichiarazioni ad effetto, eccetera, eccetera, eccetera (vedi sopra).
Beh, in tutta sincerità, con questa ennesima lettura sulla questione, devo dire che la stessa mi sta abbastanza stufando – anzi, non solo, a questo punto mi viene pure da temere che dietro si nasconda dell’altro… Sì, perché, riflettiamo un attimo: veramente è questo il nocciolo della questione concernente il futuro dei libri e dell’editoria? Io credo proprio di no. Voglio dire, lo può essere sotto certi aspetti tecnici e pratici, ovvio, dal momento che produrre un file per un ereader non è come produrre un libro con il classico processo tipografico – e non è nemmeno importante, alla fine, che ciò sia un bene o sia un male, se l’una o l’altra cosa comporti più vantaggi che svantaggi o viceversa.
No: molto più pragmaticamente – e banalmente a ben vedere, ma pure inevitabilmente – la questione fondamentale è sempre quella, la prima e originaria da che l’editoria è stata inventata: se l’opera letteraria è di valore, il libro, che sia di carta o sia un file per lettore digitale o qualsiasi altra cosa, avrà sempre un futuro, in ogni formato possibile e immaginabile e pure in modo duale. Se invece si continuerà sulla strada che molti editori pare abbiano intrapreso ovvero la quantità piuttosto che la qualità, nelle opere a grande diffusione, allora tranquilli, non ci sarà formato che terrà: il libro potrà pure essere olografico o scritto con inchiostro d’oro, ma la sua sorte sarà irrimediabilmente segnata.
Per questo mi viene da elaborare il timore a cui accennavo poco fa, cioè che per qualcuno la suddetta diatriba sia un buon sistema per fingere di parlare di libri e letteratura senza in realtà dire nulla, e così nascondendo dietro una simile cortina fumogena questioni ben più gravi per il futuro del libro, in primis proprio il costante scadimento della qualità letteraria delle opere imposte al grande pubblico, e del qual grande pubblico inesorabilmente (s)formano il gusto letterario. Perché a quella questione originaria se ne affianca un’altra, anche in tal caso da sempre ma con particolare evidenza negli ultimi tempi: lo scadimento della qualità ha provocato anche il decremento della quantità, dato che certilibroidi di gran successo usciti negli ultimi anni, piuttosto che aumentare il numero di lettori, alla fine l’ha contratto. Alla faccia delle pubblicità roboanti e delle fascette sulle copertine osannanti e proclamanti quantità di vendita tanto incredibili quanto in-credibili – ovvero non credibili e sparate per mera strategia commerciale, specchietto per lettori-allodole ingenui e culturalmente imbarbariti.
Cari editori, se pubblicherete bei libri – e con ciò intendo opere dotate di autentico valore letterario, non solo di facile appeal emozionale per un pubblico cresciuto a panem et circenses – vedrete che di essi venderete libri di carta e ebook a iosa e con costanza nel tempo. Non conseguirete le vendite mirabolanti (così almeno voi dite) di certi titoli, ma nel complesso venderete un numero totale di copie ben superiore a quello attuale, ne sono convinto. D’altro canto, non mi pare che quelle presunte vendite mirabolanti vi abbiano regalato bilanci aziendali floridi! Anzi, vi hanno oscurato l’orizzonte ancor più di prima, visto che a fronte di tali successi di vendita il mercato editoriale nazionale si contrae ogni anno di più. Ergo, piantatela con questa disputa tra libro cartaceo e libro digitale, ormai divenuta francamente noiosa e stucchevole, e tornate a fare il vostro mestiere originario: pubblicare (e promuovere adeguatamente) bei libri, non oggetti da supermercato. Il futuro della letteratura (e della cultura diffusa in generale) vi ringrazierà, su carta e in formato digitale!

Luca Rota

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