Approfondimenti Rivista — 14 dicembre 2012

Nell’indipendenza non si rinnega il bisogno degli altri, ma si agisce sperando di poter riuscire comunque.

La volontà di un percorso solitario potrebbe non giovare alle imprese editoriali; allo stesso tempo però permette una bibliodiversità con cui il sapere si esprime vantandosi in dei corpi irripetibili.

La filiera, quindi l’insieme delle fasi che creano valore e permettono la produzione del titolo finale, determina già la dipendenza tra i vari professionisti del settore.

Pensate a tutte le volte che un editore innamorato di un progetto idolatrato si trova a contrattare con un distributore, che per quanto passionale possa essere non si sforzerebbe mai di riconoscere il significato riferito al colore della collana.

Ora immaginatelo mentre spiega al commesso di un punto vendita di una catena di librerie che l’innovatività (novità pubblicate) non raffina un catalogo, che i titoli pubblicati da molte case editrici per occupare lo spazio espositivo non sono un bene.

Qui lo scrupolo dell’artigiano si divide per troppi figli degli altri.

Con il digitale, parte delle fasi “meccaniche” del processo di produzione libraria si smaterializza sacrificando la fisicità del libro, che spesso ostacola l’incontro con il lettore per problemi di distribuzione.

Dal momento che l’industria editoriale appare più “leggera” alcuni problemi, come quelli sopracitati riguardo al reperimento dei titoli, scompaiono.

Non c’è più il libro fisico che deve essere trasportato, basta un click per averlo sul proprio pc o e-reader.

A “Più libri più liberi” si è discusso su “L’importanza di essere indipendenti” nell’editoria.

Fabrizio Venerandi di Quinta di Copertina ha sollevato una considerazione importante:“Oggi parlare di editori digitali indipendenti non è corretto”.

Sembra infatti che l’editoria digitale non nasca dagli editori di professione, ma dai produttori di tecnologia. Si riferisce a colossi come Amazon, che hanno i mezzi per presidiare i mercati su cui operano, e tra questi c’è anche quello librario.

Già dalla creazione del titolo si deve tener conto dei termini necessari affinché esso possa poi essere venduto sul sito di Jeff Bezos.

Tra i formati degli ebook vengono ovviamente accettati solo quelli idonei al dispositivo Kindle.

Anche il prezzo, una leva di marketing fondamentale, viene definito in base alle strategie e alle condizioni del grande sistema. F. Venerandi spiega che se il valore economico assegnato dall’editore al titolo venisse considerato, dalla piattaforma di vendita, troppo eccessivo non sarebbe accettato come prodotto da inserire nella gamma.

Il libro viene incastonato in una struttura apparentemente plasmabile, in realtà per quanto sfoggio si possa fare della propria bellezza, sempre dietro la stessa vetrina si aspetta la mano pronta ad accarezzare quelle pagine che di anonimo o comune si spera abbiano solo la parvenza.

Quindi la progettazione materiale dell’opera viene dettata dalle leggi dei colossi digitali.

Se scegli di incontrare i clienti di Bezos devi farlo rimanendo nel suo giardino.

Le competenze di un editore vengono smembrate come se attraverso la ripartizione potessero mantenere l’efficacia di un corpo unico.

Nella sala Diamante ancora riecheggiano le provocazioni, quasi premonitrici, di Marco De Rossi.

Il giovane è l’ideatore di “Oil Project”, un sito con contenuti didattici gratuiti. Il materiale disponibile proviene dalla redazione, da vari autori e dalla community.

L’innovazione e la sostenibilità economica sono legate; la seconda si baserà sui profitti ricavati dalle pubblicità per mantenere i contenuti gratuiti”.

Un progetto nato dalle potenzialità del web; una creatura avvantaggiata rispetto a quei sistemi tradizionali che repressi in cattività tentano comunque di sopravvivere.

Il giovane M. De Rossi riflette poi su una pratica ormai diffusa negli USA: molti autori, con agenti letterari alle spalle, vendono i propri titoli direttamente ai siti di e-commerce. E lancia la provocazione:

Avremo ancora bisogno degli editori?”

Il futuro si serve delle nostre azioni per non rimanere solo un’ipotetica possibilità; o abbiamo ancora bisogno delle streghe di Macbeth per comprendere la risolutezza di un gesto voluto?  

Share

About Author

scrivendovolo

(1) Reader Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.