Approfondimenti Rivista — 08 febbraio 2014

A volte capita di leggere interviste che ci trasmettono fin dalle prime righe la consapevolezza che, per quanto interessanti possano essere, non ci resteranno impresse nella memoria. In altre apparentemente della stessa fattura, invece, una semplice frase sprigiona di colpo molte considerazioni. A me è successo proprio ieri riguardo a un’intervista pubblicata su ‘La Repubblica’ allo scrittore messicano Juan Villoro. Essendo lui un giornalista oltre che romanziere, ha trovato una definizione della cronaca destinata a restare: per lui essa è l’“ornitorinco della prosa”. Certo, in italiano il nome di questo animale si presta a un’associazione mentale poco lusinghiera, di cui nessuno ha colpa. Lo scrittore vede tale mammifero come esempio di duttilità, trattandosi di un ibrido generato da altri animali che con lui non c’entrano nulla. Così, è la cronaca. Villoro descrive la cosa in termini né lusinghieri né denigranti, ma come un semplice dato di fatto. La cronaca, dice lo scrittore, ha dentro di sé elementi di racconto, di reportage, di saggio e addirittura di autobiografia… Attenzione: non di biografia, che può essere anche quella delle persone oggetto degli articoli, ma proprio di autobiografia, ossia un disvelamento inconscio, attraverso la scelta delle parole e l’enfasi, della personalità del cronista stesso. E tutto ciò per generare qualcosa che non è né racconto, né reportage, né autobiografia. Persino da un trafiletto, soprattutto se confrontato con altri articoli dello stesso autore, può emergere quanto un cronista non sia un semplice narratore di eventi. Non è raro infatti che questi professionisti esprimano un loro punto di vista personale, chiaramente senza interferire troppo con inquirenti (se è cronaca nera) né distanziandosi troppo dalla mentalità della loro linea editoriale, cui comunque giocoforza somigliano. Sarebbe interessante aprire un dibattito tra i chiamati in causa, ossia i giornalisti di cronaca, per capire quanto siano consci di esporre così tanto se stessi parlando delle vite altrui. Una sorta di intervista collettiva agli intervistanti, in un ribaltamento di ruolo piuttosto spettacolare.

Villoro non dà valenza negativa né positiva a questo “ornitorinco”, dicevamo. Infatti, pur guardando questo fenomeno naturalistico-giornalistico con benevola indulgenza, non si spertica in un vero e proprio elogio allargato. Ciò palesemente deriva dal cattivo mix che spesso viene fatto a mezzo stampa degli ingredienti necessari. L’estremo equilibrio del suo ornitorinco non viene rispettato da tutti. Solo la cronaca migliore assomiglia a questo animale in cui ogni apporto di DNA è presente nella giusta miscela: quindi, gli elementi devono essere compositi, non deve trapelare più di quanto consentito dal buon gusto. Qualora prevalesse il lato romanzesco su quello descrittivo, sarebbe un disastro comunicativo; e così, viceversa, non bisogna essere troppo freddi e minuziosi, pena il rischio di mostrare asettico un fatto prettamente umano. Sì, ci può essere della letteratura nella cronaca, ma soprattutto non deve mancare la psicologia, dato che a un buon articolo si richiede un’obbligata compresenza di partecipazione a giuste dosi alternata a dati oggettivi. La fantasia è bandita, ma la struttura deve essere ferrea. A volte la sintesi e la misura sono concetti faticosi da comprendere per i meno dotati, e così non di rado ci ritroviamo a leggere commenti irritanti e spettacolarizzazioni fuoriluogo.

Ma torniamo a chi sa fare bene il suo mestiere. È chiaro che anche la cronaca, quando lo spazio e il tempo a disposizione sono sufficienti perché libera dai vincoli giornalistici, ha i margini per poter meglio dipanare omogeneamente i suoi elementi. In questo caso le potenzialità emergono senza freni. “Le grandi cronache sono letteratura scritta sotto pressione”, conclude lo scrittore citando quale esempio di questa sintesi “Racconto di un naufragio” di Marquez. Alla luce di tutto ciò, possiamo capire il motivo per cui molti giornalisti finiscono con lo scrivere romanzi. Forse un giorno, tra gli appartenenti alla categoria, solo quelli di valore accertato riusciranno a pubblicare. Ma fino ad allora dobbiamo pazientare: ci sarà spazio per tutti, basta che la loro testata sia importante.

Giovanni Modica

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