Recensioni Rivista — 17 novembre 2012

TITOLO: “L’inverno del Mondo”

AUTORE : Ken Follett

GENERE: Romanzo storico

ANNO: 2012

TRAMA: Avevamo lasciato Ethel Williams (Leckwith da signora) neo-eletta come deputata laburista nel Parlamento inglese. Maud Fitzherbert, sorella del Conte, aveva rinunciato a tutto, paese, famiglia, denaro, per amore di Walter Von Ulrich, stabilendosi nella Germania del primo dopoguerra, la Germania del declino economico e progressivamente anche politico. Gus Dewar era stato eletto senatore, appoggiando il New Deal di Roosevelt. I fratelli Peskov erano andati incontro a un diverso destino: Grigorji, rimasto in Russia, era diventato un leader della Rivoluzione bolscevica; Lev, espatriato in America, si era dato alla malavita, sfornando figli con una frequenza strabiliante.
Così si era concluso il primo capitolo, “La Caduta dei Giganti”, lasciandoci col fiato sospeso. Gli occhi di persone comuni avevano, sebbene straordinarie, avevano assistito al lento declino delle loro certezze, al disgregarsi degli Imperi, e all’instaurarsi di un nuovo ordine mondiale.
Gli anni sono passati e ora il testimone passa ai loro figli:
Lloyd Williams, fervente antifascista, si ritrova ad avere a che fare con la crudeltà delle truppe naziste, prima in Germania e poi in Spagna. Carla Von Ulrich, figlia di Maud e Walter, cresce negli orrori della Germania hitleriana e presto condividerà con il suo amato Werner e la sua amica Frieda un segreto che rischia di mettere in pericolo le loro stesse vite. Volodjia Peskov, dei servizi segreti dell’Armata Rossa, è impegnato a raccogliere informazioni come spia, ma ignora i crimini di cui il regime stalinista è artefice. Ben presto conoscerà un segreto che riguarda le sue vere origini. Nel frattempo, I fratelli Dewar vengono separati: l’uno a combattere sulle coste del Pacifico, l’altro nei palazzi del potere a Washington. Infine la bellissima Daisy Peskov, primogenita di Lev, frivola e disinibita, decide di andare a Londra in cerca del vero amore e dello status sociale che l’America le aveva negato. Lì, suscita le attenzioni del giovane Lloyd, sebbene il suo cuore batta per Fitzherbert, primogenito del conte. Ma tutti ignorano il segreto che Eth, la madre di Lloyd ha da sempre tenuto nascosto: Fitz è il suo vero padre.

RECENSIONE: Cinque Paesi, cinque famiglie e un unico destino. Questo, il filo conduttore della vicenda anche nel secondo capitolo della “Century Trilogy”, firmata Ken Follett. La corsa verso la modernità continua, questa volta attraverso gli anni Trenta e Quaranta.
Gli anni si susseguono, con ritmo incalzante, la vicenda precipita. La guerra incombe e incalza. I nostri eroi verranno separati, per aiutare come possono il loro Paese. I dolori, le atrocità, le follie dei decenni più dibattuti della storia vengono svelati. Dai campi di sterminio, alla bomba atomica, dallo spionaggio bellico ai segreti della Resistenza: Ken Follett ha l’abilità di ricostruire eventi e spirito di quegli anni bui, dando, come al suo solito, il meglio nel genere del romanzo storico.
Il genere del romanzo storico sembra essere uno strumento particolarmente duttile nelle mani di Follett: la vicenda reale, affrontata dal punto di vista di personaggi verosimili, se non realmente esistiti, consente di affrontare le tematiche più disparate. Il filo conduttore sembra però essere uno: la lenta conquista della libertà e il progressivo affermarsi della democrazia. Questo non può non passare attraverso i dolori, i sacrifici e le rinunce di persone comuni, che hanno creduto fortemente alle possibilità del genere umano di rinnovarsi e di raggiungere un nuovo grado di civiltà. Il romanzo si risolve quindi in un omaggio a quegli uomini e a quelle donne, di cui i libri di storia non ci parlano, gli attori nascosti che hanno contribuito a creare il nostro presente.
Eppure a tratti il lettore non può non dirsi parzialmente deluso dal risultato complessivo. Le situazioni, a tratti, sembrano essere state già viste, come riprese da suoi lavori precedenti (ad esempio il parto di Ada richiama molto la scena iniziale dei Pilastri della Terra). Vediamo un Ken Follett più impegnato nella ricostruzione storica, che il Ken Follett descrittore di vite, di anime, di sentimenti. Lo vediamo più impegnato in politica (E non potrebbe essere altrimenti, visti gli argomenti trattati). Ma non c’è traccia di poesia, di spiritualità, e comunque del tocco geniale che avevamo visto altrove.
Nonostante questo, la sufficienza è più che meritata. “L’inverno del mondo” presenta tutti i caratteri che l’appassionato di questo genere si aspetta che vi siano: un numero di pagine relativamente alto, uno stile essenziale, ma non di meno affascinante e l’intreccio ben ordito, quasi paradossale nelle sue evoluzioni. Non mancano colpi di scena ed episodi di grande durezza, a tratti anche brutali. Chi ha amato il precedente volume, non potrà che dirsi soddisfatto dalla sua continuazione. L’unica pecca sono i personaggi, credibili nelle loro azioni, poco nei loro sentimenti, sebbene non manchino momenti toccanti, più che verosimili nella loro brevità.
Insomma il Ken Follett dei best-seller è tutto qui: il Ken Follett che vende, che piace. Ma quello delle opere d’arte? Non pervenuto.

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