Approfondimenti Rivista — 12 giugno 2013

Spesso accade di sentirsi inghiottiti da un vortice di grigiore e apatia, il vuoto e la noia risultano pastosi e ci intrappolano come una colata di cemento: il sole magari splende in alto, ma il suo calore non riscalda i nostri animi che rimangono freddi ed asettici.

È in questi momenti che gli amanti dei libri cercano rifugio sotto l’ala protettiva dei loro eroi, che nonostante fatti di leggeri fogli di carta, regalano una robusta protezione e ci tendono la mano per salire sulla scialuppa di salvataggio.

Manguel diceva “L’enciclopedia mondiale, la biblioteca universale, esiste, ed è il mondo stesso”.  Ed è interessante come citazione, perché riflettendoci, possiamo facilmente renderci conto di quanto sia vera questa frase: la biblioteca è lo specchio delle vite umane; gli scaffali sui quali sono poste etichette di diversi argomenti non rappresentano altro che gli interessi di ognuno di noi.

E allora gli anni scorrono, le epoche fuggono veloci, disperdendo nel polverone le esistenze che si sono spente: ma la biblioteca no, essa cresce, si riempie di quelle anime che ogni giorno dimentichiamo ma che in realtà non smetteranno mai di accatastarsi come volumi uno sull’altro, fiduciosi che qualcuno li riaprirà dando loro la possibilità di respirare di nuovo.

Intuendo l’importanza di questo posto ancestrale e misterioso, Kerbaker ha deciso di creare “lo scaffale infinito” un volume che racconta storie, che ripercorre i passi di personaggi famosi e cari alla letteratura italiana ed europea, rimasti abbagliati anche loro dal collezionismo di tomi.

E allora scopriamo che la biblioteca era la “turris eburnea” del timido Petrarca ma anche la passione della spavalda ed eccentrica Madama Pompadour.

L’autore in viaggio nella “Terra del Fuoco”, saltando dalla Patagonia al Chatwin e rimembrando i momenti della scoperta della sua passione di bibliofilo nell’età adolescenziale, in cui le pulsioni e le agitazioni sessuali si mescolano al nascente e sfolgorante amore per i libri, ha dato vita ad un’opera consacrata all’importanza di un luogo, visto troppe volte come un cumulo di polvere in cui soggiornano  strambi individui.

Magari un’attenta lettura e una profonda conoscenza ci spingeranno a smettere di tapparci il naso di fronte alle aule adibite alla lettura, a vederle meno come tombe dove imputridiscono pagine e a considerarle di più musei interattivi, dove fondere la preparazione alla curiosità.

 

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