Approfondimenti Rivista — 12 novembre 2013

Sulle prime, ciò che suggeriscono alla mente le parole “spirito di adattamento di uno scrittore” è qualcosa di molto prossimo all’“attivismo del panda”, alla “frivolezza di un monaco tibetano” o all’“ateismo di un credente”. Ma è un luogo comune: lo scrittore è solitario, è vero… E’ sedentario e non tra i primi a fruire delle nuove tecnologie. Ma fatte salve queste caratteristiche sommarie, ciò non vuole dire che sia necessariamente avulso dai nuovi linguaggi mediatici. Lo scrittore moderno, a mio avviso, non è costretto a dotarsi di tablet e a pubblicare in e-book, ma deve comprendere che non si può essere scrittori a senso unico, del tipo “Io scrivo solo per essere pubblicato e quindi mi rinchiudo nel mio mondo interiore”. Lungi da me, con questo, sostenere che uno scrittore debba scrivere in continuazione; ha i suoi tempi morti, nonché sbalzi di umore che lo rendono molto spesso poco avvicinabile per le persone “normali”… ma se vuole definirsi tale, non dovrebbe mai fossilizzarsi su una categoria. Anche perché oggigiorno le tecnologie più diffuse rendono più semplice la diversificazione.

Perché lo scrivere è un impulso, un bisogno talmente incontenibile che talvolta si preferisce rendersi impopolari piuttosto che tacere, pur ben sapendo che scripta manent. Insomma io non credo esista più uno scrittore al di sotto dei 50 anni che non renda noti i suoi pensieri su qualsiasi supporto sia alla sua portata pur di arrivare agli altri, che si tratti di facebook, twitter, chat-line, o forum di altri siti. Non dico che scriverebbe persino sui muri, ma se non ci fossero alternative non me ne stupirei…

Persino un narratore, e non solo un saggista o un poeta, non può fare a meno di lasciare tracce più o meno volontarie del suo passaggio divagando tra argomenti di cultura, narrativa d’evasione, pensieri su politica e religione. L’avere uno spirito umanistico a tutto tondo che si serve della parola scritta è il segno di riconoscibilità di un autore, ed è una cosa che lo contrappone a chi vive con l’ansia di diventare importanti a tutti i costi discostandosi dal mondo reale. Senza questa assenza di demarcazioni precise, si rischia di assomigliare a quelle migliaia di personaggi che in Italia scrivono autobiografie e, se compiono il miracolo di finirle – conosco la tipologia – e se le vedono pubblicate, si sentono già appagati perché facenti parte di una sorta di club immaginario. Un vero scrittore non è mai contento, ad ogni fine d’opera si sente svuotato e pensa già alla prossima opera. Ma a questo punto non voglio rischiare di essere io ad apparire snob: so bene che tutti vorremmo guadagnare e diventare importanti nel campo di scrittura che ci pare più congeniale, l’ambizione è umana; ma nel frattempo è giusto anche esprimersi e assorbire le opinioni altrui utilizzando canoni espressivi che non rientrano sempre tra i nostri preferiti. Forum, blogs e i social mi paiono la condizione migliore per questi confronti, perché per noi che amiamo scrivere lo scambio orale non si può sostituire al fascino della comunicazione, anche diretta, della parola scritta. Essere abili oratori e bravi scrittori non sempre va di pari passo.

Tra l’altro, l’esprimersi nelle varie forme offerte dalla scrittura e con una vasta gamma di utenti è oggi visto persino come una vincente scelta di marketing. Per vendere, ahimé, nonostante i vari Skype e altro, una cosa non cambierà mai: a opera pubblicata, è sempre meglio essere dinamici non solo con la mente ma anche superare la propria naturale sedentarietà e correre incontro alle persone più lontane. Scomodo, ma necessario quanto la comunicazione scritta. Scrittori, rompete l’isolamento romantico e scendere in trincea! Subito!

Giovanni Modica

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.