Concorso Buk — 22 gennaio 2014

C’è un uomo seduto all’angolo della Grand Place.

Ha la barba incolta e una cuffia di lana bagnata sopra la testa piccola.

Sporco e affamato, vestito con poche maglie non della sua taglia, qualcuna  troppo piccola qualcun’altra   troppo grande, accarezza il suo cane. Un povero cane, un bastardino  con    gli occhi chiusi. Non dorme, forse sta male o sta morendo o forse sta godendo semplicemente di quella carezza ripetuta lentamente.

E’ l’unica cosa che gli è rimasta della sua vita di randagio.

L’uomo è giovane, un figlio perduto,  un fratello abbandonato, un padre fuggito  o un giovane marito abbandonato. Chissà chi è quell’uomo giovane, con la cuffia inzuppata dell’umidità di quella sera di Bruxelles. Lui accarezza il suo cane ma nessuno accarezza lui. Piange sul suo cane quell’uomo affamato, e lo stringe a sé, lo accarezza e gli parla.

Gli sussurra una nenia all’orecchio e il cane lo ascolta socchiudendo ogni tanto gli occhi come un bambino in dormiveglia. Non è solo il suo ultimo casuale padrone quell’uomo che lo scalda e lo accarezza con  infinita  dolcezza, è la sua vita, la prima madre che lo ha partorito e lo ha allattato, è l’alito di vento che lo fa sospirare, è il calore di una mano e di un corpo amico che lo fa vivere..

Davanti a loro, consumata, c’è un scatola grande di cartone sulla quale è appoggiato il bicchiere di plastica della carità con pochi spiccioli dentro. Ai due non importa nulla di quel bicchiere e la loro non è una supplica  perché comunque non saranno mai quei pochi cent che troveranno dentro il bicchiere la sera, prima di dormire, a farli sperare di non morire.

L’uomo non chiede elemosina. Non dice nulla ai passanti. Mette il bicchiere così, come si mette una carta di identità in bella mostra per farsi riconoscere dalla polizia e farsi tollerare dalla gente.

Il cartone e il bicchiere di plastica sono l’unica arma per darsi un po’ di dignità e non essere poi diverso da tanti altri accampati in qualche altro angolo di quella grande città, di quella capitale dell’europa e del mondo.

Ma chi è quell’uomo che accarezza il cane? Quanta dolcezza si esprime in quel gesto, quanta tristezza trasmettono quei corpi seduti per terra a tremare in silenzio.

Mi vengono in mente alcune immagini sacre, la Pietà per esempio, la Deposizione di Cristo. Sto confondendo il sacro con il profano? No. non c’è niente di profano in quello che vedo da dietro una vetrata del Roy d’Espagne nella Grand Place di Bruxelles. Sono al caldo seduto sulla panca di legno, davanti al tavolone coperto da una spartana tovaglia di carta e una birra  ad accompagnare  un abbondante toast che qui chiamano “Croque Monsieurs”. E’ una sera di  Maggio e stasera, hanno scritto i giornali, la luna sarà rossa in cielo come non lo è mai stata da diversi anni. Fuori però è nuvolo, come al solito. Quei due là fuori non lo sanno che ci sarà la luna rossa in cielo.

D’un tratto succede qualcosa. Un vecchio cameriere con un vassoio sopra il quale profuma una specie di brioche e un bicchiere di vino rosso mi passa accanto, esce in strada e porge quel ben di Dio al mendicante e al suo cane.

Vedo un sorriso seminascosto da quella barba incolta e da quegli occhi stanchi. L’uomo si inchina al cameriere, prende lo snack e lo da al cane che prima  lo annusa e poi comincia, timidamente,  a leccarlo e poi a morsicarlo. Sembra non credere che sia vero.

L’uomo, invece,  guarda il bicchiere di vino rosso. Chiude gli occhi per odorarlo meglio, poi lo prende, ne beve un sorso e poi un altro, lentamente. Fa un nuovo gesto d’inchino con la testa al cameriere rimasto piegato verso di lui con il vassoio. Non è solo un ringraziamento il suo ma  un segno di  gratitudine per una vita salvata, almeno per quella notte.

Il vino rosso gli riempie il palato avvizzito, gli scalda prima la faccia poi il corpo.

Alla fine l’uomo sorride porge il bicchiere al cameriere e torna ad inchinare la testa e a ringraziare con lo sguardo.

Il cameriere rientra soddisfatto. Fuori, l’uomo e il cane si accarezzano e si parlano mentre ormai è notte e bisogna andare a casa. Il cameriere mi passa accanto, gli chiedo di portarmi un bicchiere dello stesso vino, rosso. Mi dice che è una qualità di pregio, gli rispondo che è lo stesso e gli propongo di pagare anche quello del mendicante.  Il cameriere mi dice che glielo ha offerto lui.

Mentre assaporo quel rosso, fruttato quanto basta, mi accorgo che si è fatto davvero tardi.  Devo  rientrare in Albergo dove  mille saponette, una doccia calda,  mi aspettano e una televisione con un una infinità di canali  mi accompagnerà nel sonno. Ma loro dove andranno ? Un ostello? Magari!. Un sottopasso,  una fermata del metrò, un portico,  un cartone? Chissa’?

Spero che almeno stanotte, quel bicchiere e la luna che non è mai stata così rossa li scaldi un po’ e domani per loro ci sia di nuovo una brioche ed un sorso di vino rosso, da qualche parte, qui a  Bruxelles.

 

 

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