Approfondimenti Rivista — 18 agosto 2013

In questi roventi giorni di agosto scoppia un altrettanto infuocata polemica che vede in prima linea la nazionale “Mamma RAI”: l’azienda ha bandito un concorso di selezione “apparentemente” aperto a tutti i giovani giornalisti italiani. Già, “apparentemente”: perché soltanto gli studenti della SGRT (Scuola di Giornalismo Radio Televisivo di Perugia-) sono stati accettati, mentre agli altri sono andate amare briciole di indignazione.

Ma cosa rappresenta la scuola di giornalismo di Perugia? Occorre sapere che l’entità perugina (come converrebbe chiamarla dopo quanto accaduto) è da sempre direttamente finanziata dal colosso RAI che vi investe tempo e denaro: insomma, si tratta di una vera e propria corsia preferenziale per entrare nelle grazie di quella che dovrebbe essere considerata un’azienda nazionale.

Ed è proprio qui che nascono le polemiche più aspre. Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, è indignato di fronte alla scorrettezza di queste manovre “ad scuolam”: “Ho chiamato, subito il segretario dell’Usigrai Di Trapani manifestandogli in maniera diretta il mio disappunto e facendogli presente che le regole delle convenzioni con le Università con il riconoscimento del praticantato non consentono le scuole aziendali. Di Trapani mi ha risposto che Perugia è sempre stato canale privilegiato per la Rai. L’ho invitato a rettificare quel comunicato, facendogli presente che ipotizzavo conseguenze che avrei sottoposto all’esecutivo dell’Odg (l’ho fatto il 23 luglio, prima riunione). L’esecutivo, all’unanimità, ha considerato il comportamento non conforme al Quadro di indirizzi”.

Scuola aziendale” è di fatti il termine più appropriato per definire la natura della scuola di Perugia. L’irritazione di Iacopino ha trascinato con sé anche quella di tutti i giornalisti esclusi dal concorso che hanno inviato una lettera di protesta indirizzata alla RAI e hanno perfino deciso di fondare una pagina FB intitolata “35 Come loro” per far conoscere a tutti il loro disagio.

Ma c’è anche chi, in tutto questo scontento, rileva la normalità di un’operazione senza la benché minima ombra di favoritismi: è Daniele Cerrato, Presidente della Casagit ( Cassa Autonoma di Assistenza Integrativa dei Giornalisti Italiani). In un recente articolo, Cerrato afferma lucidamente: “se la Rai ha avuto la lungimiranza di investire in una scuola di giornalismo, della quale hanno beneficiato anche altri network e giornali “pescandoci” tanti giovani colleghi, perché non può attingere a quel bacino, nel quale investe milioni di euro, in via prioritaria?”

Beh, d’accordo: ma quindi, qual è il futuro dei giovani giornalisti? Se non frequentano la privilegiata scuola di Perugia non potranno mai pensare di accedere ad un concorso RAI? E la RAI, poi, paladina del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, tanto pubblica non sembra proprio.

C’è sconcerto e amarezza: ancora una volta, la testimonianza di una realtà macchiata e camuffata, costruita artificiosamente su accordi e finanziamenti di convenienza. E’ l’ingiustizia che brucia: un’altra porta chiusa sbattuta in faccia. Impossibile entrare, impossibile anche solo provarci. Ma c’è qualche studente perugino che la chiave per aprire quella porta ce l’ha già in tasca.

Valentina Giovannini

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