Approfondimenti Rivista — 13 settembre 2013

Stavolta sarebbe così bello mettersi contro gli snob di professione, insieme a chi non vuole generalizzare né sentenziare contro i meccanismi dell’industria… Poter dire “Perché no? Un reality per gli scrittori potrebbe portare all’attenzione della massa un settore più nobile”.

Sarebbe bello, sì, fare i moderni. E invece tocca anche stavolta dissentire dalle politiche della TV. I “talent” visti finora, di natura soprattutto musicale, hanno avuto il merito di mettere in luce alcuni fenomeni offrendo finalmente un’alternativa a chi non si accontentava più della monopolizzazione DeFilippesca del settore. Eppure anche in quei casi qualcosa stonava, e non nel senso canoro del termine; un musicista non è come un cuoco o un presentatore, che sono solitamente persone pronte a relazionarsi col prossimo forti di una totale disinvoltura.

Nel mondo canoro, una volta si inviavano i demo, e i discografici non conoscevano neppure la faccia dei cantanti, figurarsi le loro eventuali movenze su un palco. Ramazzotti, Battisti, per non parlare di De André (quante volte costui ammise che doveva bere per trovare il coraggio di esibirsi davanti a un pubblico non dico della televisione ma di un teatro?) non erano dei campioni di scioltezza né di freddezza, eppure si sono rivelati per ciò che erano. Oggi, forse, non passerebbero la selezione perché non bucherebbero lo schermo fin dal primo momento. Insomma non tutti, tra i musicisti, si sono fatti le ossa nei vari ‘Festival della birra’. Tanti, tra loro, si sono affinati non prima delle conferme ricevute attraverso i filtri dei discografici a porte chiuse e delle radio; il battesimo del leone lo hanno avuto in concerti a proprio nome nei quali la predisposizione del pubblico, ormai informato dalle FM, era positiva. E stiamo ancora parlando di persone, se non altro, abituate all’idea di doversi, prima o poi, buttare nella mischia.

Eccoci ora al punto: come si può pensare che una formula che va stretta ad aspiranti uomini di spettacolo possa calzare a chi fa della riservatezza e dello stare appartati in una sacrale concentrazione il suo stile di vita, prevedendo concessioni pubbliche solo a trionfo accertato? Ammetto che anche questo potrebbe essere uno scossone al vecchiume giornalistico/politico che fa incetta dei Premi più prestigiosi, ma la ribalta resta uno snaturamento della figura stessa dello scrittore, fatte salve le eccezioni quali Saviano, Lucarelli e pochissimi altri. Lo scrittore è un animale strano. Che accetta al minimo indispensabile i consigli, e solo da persone fidate. Ha bisogno della notte e del silenzio. L’ispirazione la trae da tante cose, tra cui la rabbia, la delusione, un momento allegro, la gioia, un dolore fortissimo; ma mai dall’ansia o dal vociare. In breve, non si può scartare un autore perché non tiene la scena, non si esprime verbalmente nella stessa maniera in cui scrive. Perché l’emotività è il mostro inestirpabile che ogni scrittore capace di scavare dentro di sé conserva.

Può darsi che la mia visione dello scrittore sia desueta, superata o romantica, lo ammetto… Ma sono fermamente convinto che la natura umana non cambi al ritmo delle tecnologie e delle innovazioni mediatiche.

Dagli scrittori, il talent Masterpiece (questo il nome) sarà percepito come una piccola violenza o comunque con sospetto. Con o senza premio Bompiani finale. Non è un bel biglietto da visita la regola che richiede foto o video di presentazione. Detto questo, non mi resta che dire a coloro che nella categoria possiedono di natura il pelo sullo stomaco e la faccia di un Busi, di farsi avanti. Il mondo della Televisione li aspetta.

Giovanni Modica

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