Approfondimenti Rivista — 02 agosto 2013

Si è da poco conclusa la maturità per milioni di studenti. Rispetto agli anni precedenti, nel 2013 c’è stato un forte aumento dei diplomati con massimi voti. Secondo i dati raccolti dal MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, quasi 3000 studenti, lo 0,7%, si sono maturati con la lode al contrario dei 2.581 del 2012, numero basso anche rispetto a quelli del diplomatisi nel 2011 e nel 2010.

La percentuale dei non diplomati è diminuita al 0,9%. In diminuzione anche la percentuale degli alunni non ammessi all’esame di stato, 4,5% quest’anno contro il 5,6% dell’anno scolastico 2011 – 2012, e dei maturati con la votazione compresa tra 60 e 70. Forte incremento degli studenti diplomatisi con voto compreso tra 81 e 99. Resta invariata, invece, la percentuale dei voti tra 71 e 80 fin dal 2010.

Se da un lato si è ottenuto un risultato molto positivo per quanto riguarda l’ammissione e le votazioni finali degli esami di stato da oggi fin dal 2010, molti professori, invece, si sono lamentati della scrittura utilizzata dagli studenti nella prima prova che mostrava sia una bassa cultura generale al di fuori degli argomenti delle varie materie scolastiche sia una cattiva padronanza della lingua italiana scritta.

La maggior parte dei giovani non è in grado di padroneggiare la propria lingua madre; la punteggiatura è latitante, la grammatica è opzionale e la consecutio temporum non è minimamente presa in considerazione, provocando spesso periodi troppo lunghi e contorti di difficile comprensione.

Le cause derivano sia da un insegnamento non sempre stimolante da parte dei docenti fin dalle elementari, ma anche dal completo disinteresse dei ragazzi ad avvicinarsi alla lettura dei libri per semplice piacere. Gran parte dei giovani, per pigrizia o perché preferiscono vedere la televisione o passare il tempo sui social network, piuttosto che immergersi nella lettura e nelle atmosfere di un buon libro, diventano protagonisti così di una regressione culturale giovanile e un ridimensionamento notevole del loro lessico. La scrittura a mano diventa sempre più rara, sostituita dal linguaggio abbreviato e di simboli degli sms e hashtag che riducono la frase a semplici parole chiave anche abbreviate o dialettali.

Rispetto ai ragazzi d’Europa, le statistiche dell’Associazione italiana editori dimostrano che quelli italiani leggono meno di tutti.

In Italia solo il 53,8% trascorre il proprio tempo in compagnia di un buon libro, al contrario dei francesi col 60% e gli spagnoli 73,3%. Emerge dai dati che i ragazzi italiani leggono di più dei loro genitori. Infatti, questo declino è dovuto anche ai genitori che per primi non danno il buon esempio, non essendo più soliti leggere per sé e per il proprio bambino. Essi si giustificano dando la colpa alla vita moderna di adesso che non permette la voglia e il tempo di aprire un libro. Ma a anche gli insegnanti ormai non spronano più di tanto gli studenti a leggere libri non aderenti ai programmi scolastici.

Raffaella Ritunno

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