Approfondimenti Rivista — 17 settembre 2013

In fondo le cose non stanno cambiando più di tanto. Si parla molto, anzi moltissimo, dell’ormai prossimo talent-show capitanato da Baricco dal titolo “Masterpiece”, suscitando tutte le perplessità dell’occasione. Due filosofie che si confrontano, quella della televisione e quella della letteratura, e fin qui sarebbe una cosa piuttosto buona. Se non fosse che uno dei due elementi del confronto è costretto, giocoforza, ad abdicare in favore del padrone di casa, che è lo spettacolo televisivo. La letteratura convive da anni con l’immagine, il cinema se ne nutre. Oggi anche la tv se ne vuole nutrire, ma l’impressione è che l’operazione sia dovuta esclusivamente a una ricerca di innovazione, di originalità, affatto a un rilancio dell’interesse italiano verso la lettura. Ma tutto ci sta, quando l’operazione risulta talmente palese da risultare inoffensiva. Anzi doppiamente inoffensiva, in quanto finché ci sono i blogger o affini a denunciare -preventivamente, non dico di no- una tale banalizzazione della letteratura, vuol dire che gli anticorpi esistono. Niente dunque è davvero nuovo nel settore. In questi ultimi anni come nei precedenti gli italiani comprano poco, le case piccole editrici fungono faticosissimamente da talent-scouts (qui si, può essere scomodato il termine ‘talent’) e poi le grosse ne mangiano tutto il meglio senza amore tranne, che per i quattrini. Cose che sappiamo.

A un silenzioso ma concreto cambiamento nella fruizione e nel mercato dell’editoria, nel senso di un significativo passo in avanti, abbiamo invece assistito solo pochi anni fa, ma lo scossone fu tale che l’onda sta andando ancora avanti nonostante tanti segnali apparentemente negativi. E fu con l’avvento di internet, un mezzo che fu inizialmente percepito quale l’anti-libro per eccellenza. I difetti di internet sono tanti, ma in fin dei conti questo mezzo non sta facendo in proporzione diversa ciò che la tv fece con gli italiani incolti degli anni ’50? Molti non saranno convinti di ciò che scrivo, ma io sono un 40enne che ha fatto studi classici in una città, Bologna, che non è tra le peggiori per questo genere di cose. Quando io ero tra i banchi, l’utilizzo della rete non era ancora diventato un must quale il cellulare e tutte le altre evoluzioni tecnologiche in maggior voga all’epoca. Pur non essendo un insegnante né proveniente dall’accademia della Crusca, vi assicuro che il livello che trovavo intorno quando mi capitava di leggere i temi altrui, era basso quando non infimo. Internet ha riportato in auge il formato della lettera – l’e-mail – dopo un periodo in cui quasi TUTTI (quindi ben più numerosi dei ‘tanti’ di oggi), riprendevano faticosamente in considerazione la parola scritta nella versione mutilante e primordiale degli sms. E fino a prima di allora, la situazione era addirittura peggiore. È chiaro che qui non stiamo parlando di aspiranti scrittori, ma della gente comune, pur se di un certo tipo di studi. Perché lo sappiamo, che l’aspirante scrittore di allora era più avanti, ma la massa aveva con la parola scritta dei problemi talmente seri da permetterci di guardare persino con un sorriso i vari ‘preokkupato’ che, tra l’altro, sono in calo nelle abitudini. Non si può negare l’evoluzione generale che c’è stata nella parola scritta. Ed è inutile rimarcare l’importanza della massa, perché è quella a muovere il mercato. Ancora oggi si legge poco, è vero: ma non è più tanto un problema culturale quanto economico.

La rete non è una panacea per tutto, checché ne dicano alcuni politici. Ma è stato un bene per chi preferisce risparmiare sull’acquisto dei giornali (è un male, ma la cosa non implica più un’obbligata disinformazione), avvicinando alla lettura quotidiana forse anche qualcuno che i quotidiani non li ha mai presi. Offre persino delle interpretazioni meno politicizzate di quelle delle testate ufficiali, per poi darne di ancora più disinteressate se parliamo di blog.

Oggi internet ci viene ancora una volta incontro con gli e-books, permettendo al giovane scrittore, se la carta gli dice di no, di giocarsi un’“altra” carta; meno affascinante, è vero… ma più diretta e senza editing. In attesa, solitamente, di uscire anche su cartaceo.

Quanto ai fruitori, l’e-book ha qualcosa anche per loro: la maneggevolezza (che si paga comunque con la schiavitù della ricarica) e, soprattutto, un neppur troppo risicato parco scelta di libri messi a disposizione gratuitamente. I supporti costicchiano, ma d’altronde anche il mio primo lettore DVD costò 800.000 lire…

Oggi, quindi, né la crisi né i ‘Masterpiece’ possono fornire alcuna novità che non sia già stata data dalla rete quando la rivoluzione si è avviata.

Giovanni Modica


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