News Rivista — 05 settembre 2013

L’Occidente continua, incessante, la sua corsa alla trasformazione del mercato editoriale. Le ultime trovate arrivano direttamente dall’America e portano la firma di due colossi del settore, Google e Amazon. Google Play Textbooks è l’ultima offerta lanciata dall’azienda statunitense giusto in tempo per la riapertura delle scuola e il ritorno sui banchi da parte degli studenti: si tratta di un servizio di affitto per i libri digitali che abbatterà i costi per la spesa dei volumi dell’80% e darà un senso diverso alla consultazione scolastica. Kindle MatchBook, invece -come annunciato da Amazon- farà il proprio esordio a ottobre, consentendo agli acquirenti di libri cartacei di ottenere a prezzi stracciati le rispettive versioni online. Si tratta, dunque, di una promozione a tempo indeterminato che, almeno inizialmente, riguarderà più di 10 mila titoli e tutte le edizioni Amazon Publishing. L’aspetto più interessante è che l’offerta è valida anche per i libri acquistati in passato, purché non siano anteriori al 1995.

Mentre in Occidente, i colossi del mercato competono per la conquista della trovata editoriale geniale, in Oriente le cose stanno un po’ diversamente. L’Iran, patria di una delle più antiche civiltà del mondo, torna a far parlare di sé con un argomento rovente: la censura dei libri. Il nuovo ministro della cultura islamico, Ali Janati, ha presentato la proposta di togliere l’obbligo di domanda di autorizzazione per la pubblicazione di ogni libro al ministero. Non lasciamoci ingannare, però: cambia la modalità, ma non termina la censura culturale. Anzi, diventa meno severa solo in apparenza. Il compito di esaminare ogni opera prima della pubblicazione sarà affidato, infatti, direttamente alle case editrici, le quali se ne dovranno assumere tutte le responsabilità. Il rischio che corre un mercato già soggetto a restrizioni, è enorme: dopo che gli editori avranno già investito nella pubblicazione, l’autorizzazione di distribuzione dovrà essere concessa sempre dall’Ufficio del libro del Ministero della Cultura che potrebbe, dunque, bloccare l’opera se questa presentasse violazione della legge islamica. Gli editori si uniscono, così, per chiedere al nuovo ministro di togliere semplicemente la censura. Si badi bene, però: la parola “censura”, in Iran, non viene mai utilizzata; si parla piuttosto di “revisione”. Revisione che consiste nell’esaminare il contenuto di tutti i libri e nell’ inviare alle case editrici la lista delle frasi o delle parole che devono essere sostituite o cancellate. Alcune opere o autori, invece, sono semplicemente considerati “impubblicabili” per il loro messaggio “anti-islamico”, “contro-rivoluzionario”, o “sovversivo”.

Io non vivo né nel mio passato, né nel mio futuro. Possiedo soltanto il presente, ed è il presente che mi interessa. Se riuscirai a mantenerti sempre nel presente, sarai un uomo felice. La vita sarà una festa, un grande banchetto, perché è sempre e soltanto il momento che stiamo vivendo”. Dall’ Alchimista di Paolo Coelho, le cui opere sono state censurate in Iran nel gennaio del 2011.

 

 

 

 

 

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