Approfondimenti Rivista — 05 ottobre 2013

La storica libreria Fenice di Trieste, luogo simbolo e punto di riferimento dell’editoria locale, è andata in fallimento. Per evitare che tutti i libri, anche quelli più antichi e rari, andassero al macero. Il Comune di Trieste ha costruito, in pochi giorni dalla sconcertante notizia di fallimento, due enormi salvadanai da mettere davanti alla Biblioteca civica e al Municipio per raccogliere fondi in modo da poter rilevare il patrimonio giacente. I cittadini triestini arrabbiati e indignati alla sola idea che 80 mila volumi vengano bruciati, hanno aderito numerosi alla pagina creata su Facebook da Giada Blasig e Luca Marsi, “I libri della Fenice non possono finire al macero”. In poche ore, la pagina ha avuto più di 7000 adesioni. Questa pagina Facebook offre la possibilità di guardare la lista dei libri disponibili e scegliere quali comprare in blocchi di almeno 50 o 100 euro e dare anche idee sulla destinazione d’uso dei libri rimasti in giacenza. I libri hanno il 10% di sconto rispetto al prezzo di copertina e vengono venduti per far fronte al debito della libreria. Anche su Twitter ci sono stati dei tweet tra il sindaco Roberto Cosolini e il capo di Forza Italia Everest Bertoli, per invogliare e informare riguardo la raccolta fondi “Diano un gettone anche i consiglieri. Anche la Giunta. Stiamo organizzando la raccolta di denaro. E il consiglio comunale?”.

In molti si sono chiesti perché non regalare i libri che non si vendono. A questo ha risposto il curatore fallimentare, il commercialista Giancarlo Crevatin: “La finalità del lavoro di un curatore fallimentare, che agisce per conto del giudice, è di valorizzare il patrimonio per ripagare i debitori. Dunque il regalo è escluso a priori. Solo successivamente, quando passando il tempo ci si trova davanti al bivio se continuare a sostenere costi (anziché avere guadagni) o regalare, l’ultima opzione può anche essere quella. Per la libreria di galleria Fenice il momento è arrivato: non si possono più pagare ulteriori affitti in perdita, le migliaia di libri restanti andranno fra pochi giorni al magazzino di via Caboto. Per non far finire al macero i libri residui serve che qualcuno compri l’intero stock, così da farci liberare anche quello spazio. La struttura andrà in vendita. Se il Comune, non avendo risorse, raccoglie soldi potrebbe poi acquistare i libri, pagarne il trasloco altrove e lo stoccaggio, quindi avrebbe facoltà di regalare i volumi a chi ritiene, biblioteche o scuole o altri”.

Pochi anni fa tutto ciò non sarebbe stato possibile. I social network, da molti avversi, hanno confermato anche in questa situazione, il loro grande potere comunicativo. Sono l’unico veicolo in grado di mettere in contatto in modo simultaneo e rapido migliaia di persone, provenienti da differenti regioni e nazioni, unite tutte da uno stesso interesse. E’ interessante come una società, da molti indicata priva di cultura e di interesse nei confronti della lettura, si sia mobilitata coralmente per cercare di salvare una parte della cultura che è l’elemento unificante e la radice della popolazione.

Raffaella Ritunno

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