Approfondimenti Rivista — 27 maggio 2013

Ho sempre avuto un certo scetticismo per i fenomeni letterari di massa prodotti dal mercato editoriale contemporaneo e, tralasciando autori come Dan Brown, Moccia, Fabio Volo – sarebbe come sparare sulla croce rossa – tipiche letture di non lettori, vorrei concentrarmi su una categoria di autori, i cui capostipiti in Italia sono Baricco e Saviano, che sono ben più dannosi per la letteratura rispetto ai tre autori sopracitati che, perlomeno, non hanno pretese letterarie e scrivono (male) letteratura d’intrattenimento. I lettori di Baricco, Saviano, Erri De Luca… credono di leggere libri di alto livello letterario quando in realtà hanno tra le mani testi artificiosi, volutamente ricercati con una prosa costruita ad hoc. Provate a leggere Proust o Musil, confrontate la sintassi di questi due autori – benchè tradotti – con la scrittura dei paladini della letteratura italiana contemporanea e capirete la differenza. Tale fenomeno, purtroppo, non è solo italiano. C’è un altro scrittore che sta riscuotendo un successo planetario sfruttando proprio questo equivoco. Si tratta del giapponese Murakami. Il mio scetticismo verso questo autore è confermato dalle parole di uno dei più grandi scrittori e intellettuali contemporanei, il Premio Nobel sudamericano Mario Vargas Llosa. In un’intervista rilasciata al settimanale “Il venerdì di Repubblica” a proposito del suo nuovo interessantissimo libro “La civiltà dello spettacolo”, ha dichiarato a proposito di Haruki Murakami: “Caso interessante. Scrive libri molto facili, ma con un’apparenza di complessità che rassicura i lettori. Capiamoci: che esista anche questo tipo di letteratura mi pare un’ottima cosa. Ma se diventa tutto così, c’è poco da stare tranquilli”.  In un’intervista a “La Stampa”, Vargas Llosa rincara la dose: “hanno ceduto alla letteratura light, di intrattenimento. Io non credo che gli scrittori debbano rinchiudersi in una mafia esoterica, ma la funzione della letteratura è sempre stata quella di affrontare i problemi profondi e seri della vita. Gli autori devono fare lo sforzo di comunicare, ma hanno anche la responsabilità di coniugarlo col rigore, l’originalità e l’impegno creativo per costruire nuove forme di arte”. Murakami piace, leggere un autore orientale è molto snob, è un patito della corsa, della maratona, tematiche che in una società di sportivi amatoriali della Domenica riscuotono sempre successo. È davvero un peccato che il lettore italiano medio si avvicini a una delle più grandi letterature mondiali come quella giapponese con un autore tutto sommato mediocre. Leggete Soseki, il Premio Nobel Kawabata, la straordinaria tetralogia di Mishima”Il mare della fertilità”, per scoprire la vera profondità della letteratura giapponese.

Francesco Giubilei
@francescogiub

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(1) Reader Comment

  1. La cultura della tradizione giapponese non è semplice. Murakami ci propone una versione edulcorata e modernizzata dello spirito orientale, una cultura già globalizzata che appare in molte serie animate di universale diffusione. Non è letteratura di altissimo livello, ma si tratta comunque di testi decorosi. In tempi non più vicini a noi, un autore svizzero che scriveva in italiano, Luciano Zuccoli, scriveva libri midcult che in qualche modo mi pare di rivedere nelle narrazioni di Murakami. Libri come questi, che sfruttano il livello emozionale della narrazione, hanno comunque una buona presa sul pubblico; se poi subentra l’esotismo, il successo è assicurato.

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