Approfondimenti Rivista — 20 luglio 2013

Non c’è da stupirsi che, in un paese in cui a leggere sono rimasti pochi superstiti e in cui le vendite di copie cartacee sono diminuite considerevolmente, l’editoria attraversi un periodo di crisi dei ricavi, che sono in netto calo rispetto all’anno precedente.

A renderlo noto sono i dati dell’ Agcom che evidenziano come, sia l’editoria quotidiana che periodica, abbia perso nell’ultimo anno quasi un miliardo di ricavi, ossia oltre il 14% del fatturato.

I quotidiani hanno ricavato nel 2012 2,59 mld (-10,5%) e i periodici 2,71 mld (-17,3%).

In generale, si può concludere che, nel 2012, il settore delle comunicazioni ha totalizzato ricavi per 61 mld in netto calo ai 65 mld del 2011.

A contribuire maggiormente ai ricavi sono state le telecomunicazioni con il 62% mentre i media (radio, tv, editoria), hanno inciso per il 25%, quindi il calo è stato del 6,6% con una più accentuata flessione dei media.

Secondo lo studio della FIEG, “stampa in Italia 2011-2012”, i fattori che contribuiscono alla crisi dell’editoria quotidiana e periodica sono: la congiuntura economica negativa, evoluzione tecnologica e limiti strutturali.

Unica eccezione in questo periodo di calo dei ricavi è rappresentata dall’editoria digitale. La parte del leone la fa ancora internet che è l’unico mezzo su cui cresce la pubblicità nel 2012 e i ricavi dall’editoria online sono in costante crescita, con un’incidenza sul fatturato del 5,5%. Infatti dalle prime rilevazioni della diffusione delle copie digitali di quotidiani e periodici si registra una vendita di copie digitali più significativa, oltre 165 miliardi di copie al giorno.

La FIEG conclude dicendo che il 2012 è il quinto anno consecutivo che si chiude con dati negativi. Le cause, sempre per la FIEG, sono da ricercare nei limiti strutturali:1) assetto del mercato pubblicitario sbilanciato in favore delle televisioni 2) carenze e inefficienze del sistema distributivo che generano elevati livelli di resa 3) limitata pubblicità di alternative alla vendita in edicola 4)scarsa propensione all’acquisto dei giornali da parte del pubblico italiano.

Insomma, stando a tutti questi dati, si può terminare dicendo che gli italiani sono sempre più un popolo tecnologico e si sta perdendo sempre di più il gusto di sfogliare un libro o un giornale, sentendo quell’odore tipico di carta stampata che non può venire sostituito da nessun altro mezzo.

Susanna Pultrone

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