Approfondimenti Rivista — 30 novembre 2012

Siamo sicuri che sono solo due i campi in cui tutto è lecito? Sono ancora solo l’amore e la guerra ad annullare i confini turbando la nostra territorialità animale?

Troppi ormai i progetti che si sono gonfiati del valore che ai due prediletti prima spettava.

Spesso per colmare delle mancanze ci travestiamo come se l’abito e i colori potessero finalmente coprire un’anima nuda.

La convenzione circoscrive in un piccolo spazio ciò che non altera l’opinione comune; l’intento degli aspiranti scrittori odierni non è allargare tali confini ma allontanarsi più possibile da essi cosicché possano generare interesse come un cigno nero.

Philip Kotler e Sidney J. Levy (1969) sostenevano che il marketing poteva divenire una disciplina per risolvere qualsiasi tipo di problema: commerciale, aziendale, religioso, politico e perfino personale; in quanto può essere utilizzato anche per promuovere se stessi.

Nulla ora risuona più premonitrice di questa considerazione.

Molti autori scelgono di auto promuoversi utilizzando le risorse messe a disposizione dal web, e non solo. Sono coinvolti in questa pratica sia autori pubblicati da un editore che coloro che hanno scelto il self publishing.

Il tarlo della popolarità però intacca il rigore e si scelgono i modi più eclatanti affinché il proprio libro sia posto all’attenzione o meglio alla curiosità dei lettori.

Non è un segreto che molte case editrici spesso non spendono risorse economiche per la promozione e la comunicazione dei libri; in realtà ne scelgono solo alcuni che secondo una stima ricavata dai dati e dal fiuto della direzione editoriale potrebbero suscitare l’interesse della clientela, sposarsi con i loro gusti e giustificare l’entità della spesa. Questa considerazione richiama le abituali dinamiche editoriali che vedono gli autori affermati essere prediletti a livello di comunicazione e promozione.

A sopperire alle negligenze, e in alcuni casi alle scelte particolarmente selettive e parsimoniose degli editori, sono gli autori stessi che si occupano della comunicazione, della promozione e in senso lato di un progetto di marketing che sostenga lo sforzo intellettuale materializzato nel libro.

Quali sono i modi che invece scelgono gli autori in cerca di editore?

Era il 2 Novembre 2011 quando Stefania Parmeggiani pubblicò su La Repubblica un’inchiesta sul “Marketing fai da te”. Vennero fuori delle pratiche estreme che rendevano lecito qualsiasi mezzo giustificandolo con il fine; cioè quello di avere un editore.

Quindi Lofti Zitoum, esordiente scrittore ha tappezzato Marsiglia di foto segnaletiche di un ragazzo che sembrava scomparso, ma in realtà costui esisteva solo nel suo romanzo. Questa trovata ha scatenato il disappunto delle famiglie di persone realmente scomparse. Per non parlare poi di Richard Laermer e Mark Simmons che per pubblicizzare il loro saggio hanno scelto di far spogliare delle ragazze davanti una webcam mentre leggevano alcuni brani.

I vari esempi di promozione riportati rientrano nel principio fondante del guerilla marketing; ossia mirano al raggiungimento di un risultato ampio impegnando le poche risorse disponibili, ma mancano di un altro aspetto necessario per la denominazione prima citata: il consenso della popolazione. Questi mezzi di promozione infatti scaturiscono un passaparola che non è il propagarsi di un’idea positiva, ma la denuncia di una dinamica attuale volta al raggiungimento, senza scrupoli, dei propri obiettivi.

Il progetto di marketing attuato dalle case editrici coinvolge ogni aspetto e ogni figura professionale della filiera editoriale; partendo dalla segmentazione del mercato e dell’offerta, dalla scelta degli autori e dei titoli, dal formato dei libri, dal canale distributivo fino ad arrivare alle politiche di prezzo, comunicazione e promozione. Un unico grande filo conduttore che collega ogni risorsa affinché il progetto sia vincente.

Bisogna riconoscere però come spesso, soprattutto le imprese italiane, non attribuiscono il giusto valore al lancio del prodotto sul mercato.

La parola “marketing” ha assunto tante sfumature di significato quante sono le interpretazioni e le idee di chi si adopera per divenire il cigno nero.

In un panorama del genere o sposiamo l’idea che “Potrebbero esserci alcune differenze nelle competenze, ma ciò che in realtà distingue i due gruppi è un solo fattore: la fortuna” (Il cigno nero, 2009) oppure perseverare credendo che il mondo può ritrovare il suo equilibrio e tornare in quel tempo in cui solo “in amore e in guerra tutto è lecito”.

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