Approfondimenti Rivista — 12 febbraio 2013

La Newton Compton “getta il guanto della sfida al libro digitale”. Raffaello Avanzini, alla guida della casa editrice, sembra avere la stessa preferenza del padre per i piccoli prezzi. A distanza di più di vent’anni dai Millelire arriva, infatti, la collana Live che raccoglie i titoli a 0.99 cent. Ne fanno parte testi classici e best-seller; quindi non si tratta di opere a cui serve una campagna pubblicitaria singola per garantirne la conoscenza. Sono libri considerati casi letterari o vere e proprie opere d’arte che il contesto sociale ha già potuto apprezzare e provare.

In questo modo il segmento a cui l’offerta è indirizzata è molto ampio; ecco anche il motivo per cui i libri a 0.99 cent saranno posti nei supermercati, nei punti di ristoro sulle autostrade, e nelle librerie vicino alle casse. E’ una tecnica di posizionamento che sfrutta proprio il prezzo, per alcuni irrisorio, a cui, senza nemmeno pensarci, si cede. Sì, perché dopo aver acquistato un libro a diciannove euro è facile arraffare “L’interpretazione dei sogni” per fare il conto paro.

Con questa strategia di marketing Raffaello Avanzini spera e crede di poter conquistare molti lettori di libri cartacei e rallentare la corsa del digitale. All’epoca dei Millelire era risultato che la maggior parte degli acquirente avesse tra i 14 e i 25 anni:

E anche i più squattrinati. Sono loro, ancora oggi, i nostri interlocutori. Spero, come allora, di riportare i ragazzi in libreria. E con il cartaceo che costa meno di una birra getto il guanto della sfida al libro virtuale”.

Molti altri editori si sono infastiditi per queste guerre al prezzo perché non è facile competere con dei prodotti così svalutati economicamente. I consumatori infatti saranno completamente persuasi dalla possibilità di acquistare un titolo molto famoso ad un costo che non raggiunge nemmeno la moneta da un euro. Sarà necessario avere delle tirature elevate per sostenere tutti i costi e raggiungere il guadagno. L’esagerazione dell’economia di scala è riassunta in questa nuova formula firmata da Newton Compton.

Per quanto gli altri editori possano provare risentimento in realtà anche questa è una risposta alla crisi e all’urgenza di una ripresa culturale a cui tutti aspirano.

Spesso muoversi per gli stessi motivi aiuta a comprendere un gesto esoso, ma contrariamente potrebbe anche non giustificarlo. In realtà bisogna capire dietro quest’ultimo comportamento quanta ragione ci sia e quanta sconfitta o quale rimorso si celi. Quando guardiamo gli altri rischiare donando il proprio corpo come se perdere non fosse più doloroso di non ricevere, allora o la paura ci fa stringere nelle spalle per rassicurare la nostra carne o il rimpianto e il rimprovero calcheranno quel limite a cui abbiamo sbattuto l’esile mano senza poter toccare ciò che c’è oltre.

Il fine giustifica i mezzi”, facile ricondurre il discorso all’aforisma machiavellico. Questo però scatenerebbe giustificati moralismi; soprattutto se ricondotti all’incipit di questo articolo. Molti infatti sosterrebbero che ci sono etiche professionali che valgono di più di un guadagno economico.

Questa sembra molto una lotta alla sopravvivenza, all’innocenza del cannibale quando il proprio simile è l’unico risorsa per la vita, e allora adesso cosa conta? L’etica e il rispetto o riuscire a riemergere?

La risposta torna grazie a quell’analisi che ognuno di noi fa quando assiste al successo altrui. Quella vittoria la volevamo abbastanza? Forse risponderemmo di sì, anche solo per giustificare l’affanno che comunque c’è stato. Allora la domanda seguente potrebbe essere: ho dato fino a quanto avrei voluto? Se la risposta è sì non c’è nulla da rimproverarsi perché per quanto il mondo sia mosso dalla nostra volontà c’è anche e sempre la volontà degli altri. Qualora invece il dubbio o l’esitazione rallentasse il responso allora significherebbe che la nostra mano ha sbattuto contro un limite e da lì in poi, con quel graffio pronto a ricordarci quanto fa male non arrivare, potremmo cambiare strada e mai l’obiettivo.

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