News Rivista — 04 marzo 2013

Quello che è stato, ed è tutt’ora, un incentivo alla tutela dell’ambiente, ossia l’informatizzazione praticamente di tutto, specie nel mondo occidentale, in nome della salvaguardia delle foreste e della riduzione del consumo di carta, sembra non riscuotere tuttavia grande successo.

Stando a The Economist, il consumo di carta nel mondo è aumentato della metà nel corso degli ultimi 30 anni, un dato che può sembrare paradossale nell’epoca della digitalizzazione dei dati, degli ebook, dei tablet e della lettura sui monitor. Il dato più interessante è che il consumo della carta rimane alto nei paesi più informatizzati mentre è molto basso nei cosiddetti paesi in via di sviluppo come l’India che si attesta su 0,23 alberi a testa o l’Arzebaijan con 0,16 alberi a testa. I dati sono comunque allarmanti specialmente considerato che crescono invece di diminuire.

Per aggiungere qualche cifra spaventosa basti immaginare che il popolo che consuma più carta in assoluto, i belgi, utilizza ogni anno 8,5 alberi per cittadino. Se si considera che ogni albero corrisponde a 40 chili di carta ci si rende conto di quanto questo utilizzo possa apparire smodato.

La soluzione più semplice potrebbe dunque essere quella di darsi al digitale, di consumare prodotti informatici, quindi più ecologici, forse.

E’ stato calcolato che grazie a tutti quelli che hanno trasformato la loro lettura da cartacea a digitale proprio usando un e-reader in questi ultimi 2 anni nella sola Inghilterra si sia evitato un rilascio in atmosfera di 168kg di CO2 l’anno (ammontare relativo a quasi 23 libri veri).
Uno studio di David Reay docente britannico ed esperto di gestione delle emissioni serra, ha calcolato che ogni normale libro da lettura prodotto causa un’emissione pari a 3 kg di CO2.

Quindi potremmo presumere che scegliere gli e-books possa essere la scelta più sostenibile? Invece no.

Infatti uno studio riportato sul New York Times ha dato rilevanza anche ad altri fattori nella scelta più sostenibile come il fatto che un e-reader richieda l’estrazione di 18kg di minerali, tra cui il coltan o l’uso di 79 litri d’acqua e 100 chilowattora di combustibili fossili, pari a 36 kg di CO2 emessa e poi l’uso di ossidi di azoto e di zolfo e la loro forte associazione a malattie croniche delle vie respiratorie, ed infine sono da prendere in considerazione anche le condizioni nelle fabbriche dalle quali provengono i dispositivi.

Per produrre un e-reader quindi si producono emissioni di CO2 pari a 30 libri “classici” senza contare poi il consumo di energia durante l’uso soprattutto se durante le ore notturne.

I libri “classici” invece necessitano di carta sì ma di solo una piccola parte di acqua ed energia e per nulla di coltan ed ossidi.

Se, quindi, possiamo scegliere, magari optiamo per le edizioni su carta riciclata e, perché no, acquistiamo libri usati, proviamo il bookcrossing oppure riscopriamo il valore della biblioteca!”

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