le interviste Rivista — 24 gennaio 2013

Alberto Fezzi, l’irriverente scrittore Veronese, ha di recente pubblicato il suo ultimo libro dal titolo “Non mi diverto più” edito da Historica Edizioni con la quale, dopo la scorsa pubblicazione de “Il principe del foro non esiste”, pare essersi creata una buona sinergia.

Proprio in occasione del lancio del suo nuovo libro, avvenuto appena qualche mese fa, ha deciso di rilasciarci un’intervista esclusiva:

  1. Da “Sognando un Negroni”, una sorta di “Divina Commedia”- come lei stesso l’ha definito nell’introduzione, da “Io ballo da solo (però mi guardo intorno)”, un insieme di riflessioni sul manuale casualmente ritrovato nella soffitta dell’autore, a mo’ dei “Promessi Sposi”, da “Fino alle lacrime”, lo spensierato inno all’amicizia, che si richiama a “Cuore” di De Amicis, fino a “Guida del mondo (per gente strana), “Il principe del foro non esiste” e “Non mi diverto più”, che hanno segnato la sua celebrazione come scrittore; quali sono i modelli letterari che lo hanno accompagnato? Quali gli autori e i libri che l’hanno ispirato?

 

Messa giù così, sembro l’anello di congiunzione tra Dante Alighieri e John Grisham.

In realtà ho iniziato a scrivere un po’ per caso, e con un obiettivo ben preciso: far ridere. Se possibile, facendo anche un po’ pensare. Due cose molto difficili, al giorno d’oggi.

Poi, grazie al buon riscontro che hanno avuto i libri, mi sono appassionato alla scrittura in sé, cercando sempre di crescere e migliorare, perché sono un autodidatta e ho imparato a scrivere leggendo.

Leggo di tutto e faccio fatica a trovare un modello preciso: ho letto da Salinger e Stephen King, da Grisham ad Ammaniti a Biondillo, poi De Silva, Welsh, Hornby, Wolfe e tanti altri.

Sono anche ispirato dal cinema, come ad esempio dai film di Tarantino, e da alcuni miei totem della comicità, come Paolo Villaggio.

Direi che sono un lettore e uno scrittore pop. Anzi, pop-rock.

 

  1. Umberto Smaila, nell’introduzione al libro “Fino alle lacrime”, ha definito “la sua cifra precisa e la sua indiscussa originalità”, tra le altre, la descrizione dei “tic” della provincia borghese e delle nuove precarie generazioni. In effetti, sono elementi che si ritrovano anche in “Sognando un Negroni”, incentrato sugli aspetti grotteschi della gioventù veronese, in “Guida del mondo (per gente strana)”, 30 storie ambientate in 30 città diverse-una sorta di “mappamondo per pazzi” e nel suo ultimo libro “Non mi diverto più”, con protagonisti una schiera di irresistibili personaggi fuori dal comune, che vivono le proprie avventure in città, durante una torrida estate; ma, quali sono i “tic” della provincia borghese? Quali sono le caratteristiche della nuova generazione che lo hanno ispirato? In cosa consiste la stranezza e la pazzia dei protagonisti dei suoi libri?

 

I tic principali della provincia borghese sono la chiusura mentale, l’attaccamento a valori e ideali molto piccoli e limitati, la percezione di un orizzonte che ha come confini il bicchiere di Negroni bevuto all’aperitivo.

Questi tic, volontariamente o involontariamente, danno origine a situazioni molto comiche che ho sempre cercato di descrivere, con un’ironia spesso anche un po’ amara e cinica.

Le nuove generazioni secondo me sono perse in un guado, perché non navigano più nelle certezze dietro cui si sono barricate le generazioni dei genitori, e quindi vivono tutto in modo precario, dal lavoro ai sentimenti. Anche questo modo di affrontare la vita può dare origine a situazioni divertenti e originali, che ho sempre cercato di descrivere. In questo caso con più affetto, credo.

Più in generale, credo che la vita sia un bel rebus per tutti e metta tutti di fronte a una girandola di situazioni spesso imprevedibili a cui ciascuno reagisce a suo modo. Queste reazioni mi hanno sempre interessato e ho sempre cercato di descriverle nei miei libri anche perché credo che, visto da vicino, nessuno sia veramente normale.

E le persone che non sono normali, io le adoro.

 

  1. L’uomo e le sue debolezze sembra essere il filo conduttore di tutti i suoi libri. Esso è posto al centro dell’universo con i suoi vizi, i suoi difetti, le sue stranezze. È nudo davanti al mondo e inerme. A colpirlo la penna dell’autore comica, ironica, dissacrante e riflessiva; ma mai moralista. Che tipo di narratore è? Onnisciente, ma distaccato? Da cosa è dettata la scelta di uno stile simile?

 

Questa è proprio una bella domanda, che descrive molto bene la mia scrittura.

E’ proprio così: non sono uno scrittore moralista, nemmeno quando prendo in giro ferocemente alcune abitudini o situazioni, anche perché non ho le carte in regola per insegnare niente a nessuno; sono invece uno scrittore curioso, perché sono affascinato dalle persone, da come e perché si comportano in un certo modo. Per strada, non riesco a fare a meno di guardare gli occhi delle persone che incrocio, per cercare di capire a cosa pensano, a che vita fanno, se sono felici o meno.

Quindi quando scrivo cerco di dare sfogo alla mia curiosità e al mio spirito di osservazione, mi immedesimo nell’idea che mi sono fatto delle persone che ho incontrato, e molto spesso devo dire che parteggio per i miei personaggi, non riesco ad esserne distaccato. Diciamo che divento un po’ loro, sono uno scrittore che usa il metodo Stanislavskij …

Ad avvolgere tutto quello che scrivo, poi, metto sempre l’ironia, perché secondo me bisogna cercare di trovare il lato ironico di ogni situazione, bisogna sempre trovare un motivo per sorridere oltre che per riflettere, e questa è una cosa che cerco di fare anche nella mia vita oltre che nella mia scrittura.

 

  1. Qual è il messaggio sotteso dei suoi libri?

 

Non credo che ci sia un messaggio univoco, anche perché sono libri tutti abbastanza diversi tra loro dal momento che cerco sempre di variare quando scrivo altrimenti mi annoierei.

Quello che li lega è sicuramente lo stile, ironico e a tratti riflessivo, spesso cinico e qualche volta romantico.

Quindi, se vogliamo, tutti i libri comunque contengono un invito ad affrontare la vita con ironia, non rinunciando ai sogni, ma senza dimenticare di ragionare, a volte anche in modo tranciante.

 

  1. 2000 le copie vendute in “Sognando un Negroni” e in testa alle classifiche dei libri più venduti a Verona, per 8 settimane, con “Io ballo da solo (però mi guardo intorno), i suoi libri di esordio. Quali sono le aspettative per le opere più recenti? E quali i progetti per il futuro?

 

Considerata la pubblicazione con case editrici medio-piccole, i miei libri hanno sempre avuto un buon riscontro di vendita.

Il penultimo libro, “Il principe del foro non esiste” pubblicato da Historica Edizioni, un saggio ironico sul mondo degli avvocati (perché io di giorno faccio l’avvocato, prima di indossare il costume da scrittore di notte), ha avuto molto successo nell’ambito forense e non, tanto che sono stato anche invitato a parlare dall’Università di Giurisprudenza della mia città (lo so, questo certifica l’attuale degrado dell’università italiana, ma tant’è).

Il nuovo libro “Non mi diverto più”, sempre pubblicato da Historica Edizioni, è in predicato per diventare un film con l’attore Alessandro Haber, vediamo un po’.

Per il futuro, mi piacerebbe riuscire a far sì che i miei libri arrivino al maggior numero possibile di persone. Starà poi a loro decidere di leggerli oppure di usarli come zeppa per i divani che traballano.

 

  1. Di cosa tratta il suo ultimo lavoro “Non mi diverto più”? Come nasce l’idea di questo libro?

 

L’ultimo libro parla di un uomo di 30 anni che si trova ad un punto della vita in cui si sente bloccato, gli sembra di non avere più particolari stimoli, di non avere più particolari obiettivi da inseguire. Insomma, non si diverte più.

E sarà proprio in quel momento che gli capiteranno una serie di eventi ed incontri fulminanti, che, almeno un po’, gli faranno cambiare idea.

Il libro nasce da riflessioni personali, e da tutti quegli spunti che ho appreso nel guardare con curiosità la gente e le situazioni che mi circondano, come ho detto prima. E mi è venuta fuori questa storia.

 

  1. Il protagonista del romanzo, Alberto Martini, è un 30enne simpatico e apatico, amante della vita e disilluso. Alberto come lo scrittore. 30enne come lo scrittore. E realista, come realista è la penna dello scrittore. Nel protagonista del libro, possiamo scorgere, anche in misura ridotta, l’autore del libro? Se no, come nasce il personaggio principale?

 

Alcuni tratti del personaggio principale sono anche i miei, alcuni suoi pensieri li ho fatti anch’io. Ma lui ha anche attitudini diverse alle mie, in alcuni aspetti è più caricaturale, in altri è meglio di me.

E’ comunque un personaggio a cui voglio molto bene, ed è nato come stimolo, per me e per i lettori, a non smettere mai di sperare che le cose possano andare meglio.

 

  1. Il protagonista vive nel corso dell’opera una “personale formazione comica, corrosiva e romantica”. In cosa consiste?

 

Il protagonista vive questa fase di blocco, di apatia, dovuta a varie a cause: principalmente la relazione con una ragazza folle e il compimento dei trent’anni. Questa situazione, unita all’ironia e al cinismo del protagonista, dà origine a pensieri e situazioni divertenti.

Poi, gli eventi che capiteranno al protagonista e le persone con cui avrà modo di relazionarsi (in particolare un travolgente amico sessantenne comparso per caso, questa folle ragazza, e il fratello adolescente, spietato onanista che avrà la sua redenzione), gli faranno capire in modo rocambolesco che questa fase può essere superata. Che si può andare avanti e trovare nuovi stimoli, nuovi sogni per cui vivere, nuova fiducia nei sentimenti, a patto che si abbattano le corazze di pensieri e pregiudizi che molto spesso ci costruiamo e che ci fanno essere distaccati e prevenuti su tutto.

 

  1. Dalla disillusione del protagonista, alla follia della sua ex-ragazza e alla redenzione del fratello Evaristo. Ciascun personaggio sembra rappresentare una peculiarità della vita umana. Quali sono le tematiche trattate nel libro?

 

Il libro parla della precarietà della generazione dei trentenni, della loro insicurezza e del modo in cui l’affrontano; parla della generazione delle persone più adulte, dei sessantenni, e del modo in cui questi hanno creato una società piena di convenzioni, in molti casi ipocrite; parla della generazione degli adolescenti, età bella e disperata in cui ci giochiamo tanti presupposti della stabilità mentale del futuro; e poi parla dei rapporti di coppia e di come questi, molto spesso, si costruiscano e si distruggano in base ad equilibri e dinamiche per lo più incomprensibili.

Il protagonista dice che in amore non c’è autodeterminazione alcuna, si prende quello che viene per come viene.

E a decidere questo, nella stragrande maggioranza dei casi, sono le donne. O, almeno, la donna descritta nel mio libro.

 

  1. Qual è il senso del libro? Piacevole lettura per gli appassionati di narrativa o intende comunicare qualcosa in particolare ai lettori?

 

Sicuramente il primo obiettivo del libro è raccontare una storia originale e brillante, con cui il lettore possa divertirsi, ma anche riconoscersi per riflettere.

Il senso più profondo del libro credo sia un invito a non smettere mai di sognare: i sogni potranno realizzarsi o meno, ma averli fatti è giusto di per sé.

 

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