Approfondimenti Rivista — 20 settembre 2013

L’ultimo libro che presentiamo per cercare di capire e conoscere meglio Oriana Fallaci è “Lettera a un bambino mai nato”.

È stato pensato e scritto nel 1975, quando l’allora direttore dell’Europe Tommaso Giglio le commissionò un’inchiesta sul tema dell’aborto. Le aveva dato quattro mesi per scriverla, Oriana ne impiegò invece sei e ne produsse un libro. Aveva fatto di testa sua, non aveva ascoltato il direttore che non le rivolse parola per quindici giorni, ma aveva agito come riteneva fosse più giusto. Ne è venuto fuori un piccolo capolavoro, di non oltre cento pagine, tradotto in ben ventisette Paesi.

Scritto sotto forma di monologo drammatico di una madre con un figlio in grembo, racconta la maternità come un atto responsabile, anziché come dovere. È una donna contemporanea e allo stesso tempo misteriosa, dal momento che non ha né un nome, né un volto, né tantomeno si conosce la sua età. Fin dall’inizio la donna si pone domande che riguardano la legittimità e l’accettazione della nascita da parte del bambino, in un modo così ostile, disonesto, crudo e violento. È giusto imporre la vita, nonostante vita significa anche sofferenza? Sarà il bambino che potrà scegliere se nascere o meno, e attraverso un processo immaginato, con la presenza di sette giurati, tra i quali i genitori, il medico, la dottoressa, il padre del bambino, il datore di lavoro, si arriva alla sentenza che condanna la donna.

La protagonista in questione ha dovuto affrontare la scelta di essere madre, perciò non si aspettava di essere incinta, abbandonata anche dal padre del bimbo. Così le domande che lei pone al figlio, sono piuttosto domande che fa per dare una risposta a se stessa, a volte senza riuscirci. La donna è rimasta sola, deve scegliere tutto senza un partner. In aiuto arriva una dottoressa, che si mostra di un’apertura mentale piuttosto moderna nei suggerimenti offerti. Ha una voce in capitolo poiché spinge la donna a intraprendere un viaggio pericoloso per il bimbo, e scatenerà un’emorragia che farà morire il feto. La donna si lascia influenzare dalla dottoressa, credendo che potrà esserle d’aiuto, dal momento che il padre del bambino se n’è andato. La protagonista è divisa tra l’essere una futura madre, e l’essere ora una donna. La scelta è difficile, da sola non riesce, la dottoressa gioca un ruolo fondamentale che la porta a fare scelte che se la donna avesse avuto al fianco il compagno, magari, non avrebbe fatto.

Emerge così anche il filone etico, una sequenza interminabile di domande che la donna si pone: perché soffrire? Quando la vita, è vita? Oriana non prende mai una posizione, non si schiera mai, e questo è il suo miglior pregio. Per tutta la durata del libro si ha la suspense su quale sarà l’esito, grazie alla mancanza appunto di una chiave di lettura precisa. Anzi, Oriana alla fine sembra rivolgere domande proprio al lettore stesso, per cercare di farlo ragionare, per stuzzicare anche i suoi pensieri e le sue opinioni.

Questo libro divenne un capolavoro in poco tempo, ma solo nel 1993 la scrittrice registra Lettera a un bambino mai nato. È un audiolibro diviso in quattro cd, che indaga i controversi dilemmi morali, religiosi e etici dell’aborto. È la riflessione di una donna, rivolta però anche agli uomini, che è stata capace di sconvolgere le coscienze e scavare a fondo nel cuore delle diverse generazioni. Così, oltre ai pensieri e al linguaggio, tramite questo reading è possibile riascoltare la voce di Oriana, cercando di entrare ancora di più nel profondo del libro, e provare a comprendere, leggendo tra le righe, la posizione dell’autrice.

Dopo aver cercato di farvi capire meglio chi era Oriana Fallaci attraverso alcuni dei suoi libri più importanti, adesso non ci resta che attendere la fine delle riprese della fiction girata dal regista Marco Turco, e l’inizio della trasmissione sulla Rai.

Francesca Macchiarini

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