Approfondimenti Rivista — 13 settembre 2013

Dopo aver parlato della lotta contro il femminismo, vogliamo presentare Oriana Fallaci tramite un’altra grande battaglia che ha portato avanti negli ultimi anni di vita: quella contro l’islamismo.

Dopo l’attacco terroristico al World Trade Center, Oriana decide di chiudere quella porta troppo polemica per tornare a finire il libro sulla famiglia. Ma “La rabbia e l’orgoglio” aveva innescato una serie infinita di polemiche, dovute anche alle interviste e agli articoli, a cui lei doveva e voleva rispondere. Così nel 2004 comincia a scrivere “La forza della ragione”, ovvero la seconda parte della “Trilogia”, che fu concepito come post scriptum per la trentesima edizione de “La rabbia e l’orgoglio”.

La Fallaci era diventata famosa per le sue interviste a personaggi, attori famosi, e anche per i suoi reportage, anche di guerra. Negli ultimi anni di vita però si crea nemici e inimicizie dovuti alla lotta contro l’islamismo.

Afferma di essere atea-cristiana e senza peli sulla lingua, affronta l’impossibilità di una convivenza serena tra due culture così lontane, che non potranno mai arrivare a un compromesso. L’Islam, secondo la scrittrice, continuerà la sua lotta contro l’Occidente fino a che non avrà distrutto tutto ciò che ha costruito nei secoli, compresa la democrazia.

La rabbia e l’orgoglio” è un pamplhet contro le dittature, il terrorismo, il fanatismo religioso, l’estremismo dell’Islam, e non solo, anche contro la mediocrità dei governanti, le ragioni della real politik, per colpa delle quali la società occidentale non si difende più da nessun tipo di attacco islamico. Suscita critiche da ogni dove, dovute soprattutto al suo tono molto duro.

Qualche anno dopo su “New Yorker”, un prestigioso settimanale americano, viene pubblicato un articolo “The Agiator – Oriana Fallaci indirizza la sua furia contro l’Islam”, dove la giornalista attacca tutti, Prodi e Berlusconi, denominati “due fottuti idioti”, gli immigrati messicani, il presidente venezuelano Ugo Chavez, Fellini e l’olio di oliva fatto in New Jersey. Ma il motivo principale, ormai da cinque anni, era l’Islam, che non sopportava in generale. Non crede esista “un islamico buono e uno cattivo”, non vorrebbe mai vedere una moschea a Colle Val d’Elsa, altrimenti “prendo l’esplosivo e la faccio saltare”. Infatti secondo la giornalista, l’Islam avrebbe pronto un piano di islamizzazione dell’Occidente.

In accordo con quanto la Fallaci porta avanti, l’Osservatorio europeo su razzismo e la xenofobia, dichiara che sta nascendo l’idea di “islamofobia”, portata avanti anche dalla giornalista.

Negli anni ‘70 la Fallaci intervista persone di un a certa importanza, anche del mondo islamico, tra cui Arafat, ma spiega che un confronto tra “un arabo che crede alla guerra e un europeo che non ci crede più” è estremamente difficile. L’episodio più significativo forse è quello di Khoemeni, nel 1979: il nuovo capo dell’Iran accetta di incontrare la giornalista a patto che le si copra il volto con il velo; la Fallaci, dopo che lo definì “tiranno”, si leva il chador in segno di sfida.

Quello che purtroppo manca in molti dei suoi ultimi scritti, è una cosa che invece la ha sempre caratterizzata, la qualità, intesa come pertinenza delle informazioni e solidità dello stile narrativo. È sempre stata aperta nuovi concetti, nuove idee, nell’ultima parte di vita invece sembra che la vecchiaia l’abbia spinta ad avere una mentalità molto più chiusa, e focalizzata solo su poche cose, tra cui i più emblematici la lotta contro l’Islam e contro l’“Alieno”, il cancro che la stavo piano piano consumando.

Francesca Macchiarini

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