Approfondimenti Rivista — 06 marzo 2013

Dietro un bel film c’è quasi sempre un gran libro. È vero che nella maggior parte dei casi il film non è mai all’altezza del libro, il lettore attento quando veste i panni dello spettatore non fa che trovare incongruenze, o libere interpretazioni di registi e sceneggiatori, che il più delle volte fanno storcere la bocca a chi è davanti lo schermo.

Ci siamo chiesti, tra i film candidati e vincitori dei premi Oscar quest’anno, si nasconde forse qualche pellicola tratta da un libro? Basta una veloce ricerca per scoprire che sono molti, e tra questi troviamo i più importanti, quelli che hanno portato a casa più statuette.

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Iniziamo dunque dal film che ha ricevuto più riconoscimenti: miglior regia, migliore fotografia, migliori effetti speciali e miglior colonna sonora. Stiamo parlando di “Vita di Pi” diretto da Ang Lee. Il film è tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Yann Martel. Il romanzo racconta l’avventura di Pi Patel, costretto a causa di un naufragio, a vivere 227 giorni su una scialuppa in compagnia di una tigre del Bengala di nome Richard Parker. Il romanzo racconta i fatti avvenuti in modo dettagliato e realistico ma conserva in qualche modo un astrattismo e un senso allegorico che lascia il lettore in bilico. Offre in qualche modo la possibilità di scegliere il proprio finale, di leggere le pagine nella chiave che il lettore preferisce. Ciò che fa la differenza è un atto di fede, che non tutti possono compiere. Naturalmente le differenze tra il libro ed il film sono decine, in primis l’ordine scelto per raccontare gli eventi e gli episodi non menzionati, come quello della cecità temporanea di Pi e Richard Parker a causa della fame o la scena in cui Pi vuole mangiare gli escrementi dell’animale. Innegabile tuttavia la riuscita della trasposizione cinematografica, i premi Oscar ne sono una garanzia.

 

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Altra pellicola protagonista della notte degli Oscar è “Argo”, vincitrice di tre statuette: miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio. Anche questo film è tratto da un libro, più precisamente da un collage di articoli di giornale, rapporti ed esperienze personali, scritto da Tony Mendez e Matt Baglio. La storia narra i fatti realmente accaduti a Teheran dopo la rivoluzione iraniana del 1979. Il film, come il libro, si concentra sul cosiddetto Canadian Caper, ossia l’operazione segreta congiunta tra Stati Uniti e Canada, diretta dallo stesso Mendez, per liberare, nell’ambito della crisi degli ostaggi, sei cittadini americani rifugiatisi nell’ambasciata canadese della capitale iraniana. Gli esiti della conversione delle pagine scritte in pellicola sono sensazionali, tanto da fruttare tre Oscar e un significativo sprint per l’attore/regista Ben Affleck, da molto lontano dal grande schermo.

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Il premio di miglior attrice protagonista è stato vinto invece da Jennifer Lawrence, che per l’emozione inciampa mentre sale sul palco, per il film “Il lato positivo – Silver Linings Playbook”, tratto dal romanzo di Matthew Quick “L’orlo argenteo delle nuvole”. Come sempre il titolo italiano stravolge completamente quello originale, disfacendone il significato intrinseco. Le ‘silver linings’ infatti, in italiano fodere d’argento, rappresentano le buone intenzioni che il protagonista Pat s’impone di seguire in modo da riconquistare la moglie, come per esempio andare a fare jogging ogni mattina, leggere i libri che la moglie fa leggere come compito ai suoi studenti. Queste buone intenzioni vengono registrare su un libriccino (playbook appunto), che però compare solo nel libro. Anche Bradley Cooper aveva ricevuto una nomination come miglior attore protagonista, che tuttavia non si è concretizzata in un premio.

 

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Il vincitore delle nomination, ben dodici, è “Lincoln”, che segna il ritorno di Steven Spielberg. Nonostante si auspicasse molte più statuette, Lincoln si accontenta di portare a casa due statuette: miglior attore protagonista a Daniel Day-Lewis e migliore scenografia. La pellicola tratta la storia di Abramo Lincoln, seguendo le linee guida tracciate dal libro “Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln” di Doris Kearns Goodwin. L’idea del film nasce proprio dall’incontro tra Steven Spielberg e la scrittrice Doris Kearns Goodwin, che avendo appena terminato la stesura del suo libro, permette al regista di leggerlo in anteprima. Un bellissimo esempio di come libro e film camminino l’uno dietro l’altro, come se il primo prendesse per mano il secondo, indicandogli la giusta direzione.

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Vanno inoltre menzionati tre film che, nonostante non abbiano particolarmente spiccato tra gli altri durante l’assegnazione degli Oscar, sono tratti da tre importantissimi romanzi. “Les Misérables”, basato sull’omonimo musical tratto dal celebre romanzo di Victor Hugo porta a casa una sola statuetta, non per questo meno significativa, quella di miglior attrice non protagonista, assegnato ad un’incantevole Anne Hathaway. Va invece ad “Anna Karenina” il premio miglior costumi, film diretto da Joe Wright, tratto dall’omonimo romanzo russo di Lev Tolstoj. Il ruolo della protagonista, difficile e controverso, è affidato a Keira Knightley, che si contraddistingue per bravura e versatilità. Tuttavia la sua interpretazione non si concretizza neanche in una nomination. Ed infine, nonostante torni a casa senza alcun riconoscimento, non potevamo non citare “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato”. Inizialmente aveva ricevuto ben tre nomination, principalmente per premi tecnici: miglior scenografia, miglior trucco e migliori effetti speciali. Il film, primo di una trilogia, è ispirato alla parte iniziale del romanzo “Lo Hobbit” di John Ronald Reuel Tolkien. 

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