Approfondimenti Rivista — 25 febbraio 2013

Spesso e volentieri, case editrici e pubblico dei lettori sembrano viaggiare su binari paralleli, destinati a non incontrarsi mai veramente. Si tratta, alle volte, di mondi lontani e che faticano a parlare la stessa lingua.

Tuttavia, dall’Inghilterra arriva una proposta davvero straordinaria: si tratta di una nuova strategia editoriale che, sfruttando l’infinita risorsa del web, rivoluziona il rapporto tra case editrici e lettori, creando una vera e produttiva collaborazione. Stiamo parlando della Osprey Publishing, una casa editrice sorta nel 1971 a Oxford e specializzata in storia militare che, da cinque anni a questa parte, ha scelto di dare veramente voce ai lettori, pubblicando libri da loro stessi suggeriti e votati.

In sostanza, la Osprey ha deciso di sfruttare al massimo le potenzialità di una comune pagina web per promuovere un nuovo modo di fare editoria: prima di tutto, il suo sito non è una piattaforma da consultare e navigare passivamente, quanto piuttosto un blog dinamico e stimolante da condividere ed esplorare. Accedendo alla pagina web ospreypublishing.com, proprio sulla sinistra, compare una casella chiamata “Book I’d Like To Read”: in questo spazio, il lettore può segnalare alla casa editrice un libro che, idealmente, avrebbe interesse a leggere e che, di conseguenza, vorrebbe venisse pubblicato da quella che, in tal modo, è già diventata la sua “casa editrice di fiducia”. Ci sono quindi appositi spazi in cui è possibile indicare il periodo storico, il genere e persino il titolo del libro che si ha in mente. A questo punto, alla fine del mese, la Osprey Publishing raccoglie tutte le richieste segnalate dagli utenti e stila una lista dei titoli più allettanti. Di seguito, viene concesso ai lettori un altro mese in cui poter esprimere il proprio voto per una proposta tra queste cinque, nell’apposita casella “Book Vote”. A sondaggio ultimato, la casa editrice si impegnerà a ricercare un autore e a concretizzare la proposta suggerita dai lettori.

In fondo, si tratta di un’idea semplice: lo strumento della rete è ciò che meglio di ogni altro, al giorno d’oggi, garantisce la divulgazione di qualsiasi messaggio e favorisce l’idea di scambio sociale. Ciononostante, nessuno l’aveva fatto prima, e questo nobilita sicuramente la trovata rivoluzionaria della Osprey Publishing che, fedele nel suo pubblico di lettori e rassicurata dalle alte vendite ( la casa editrice ha dichiarato di aver venduto ben 35.000 copie basate su suggerimenti dei lettori), trionfa nell’era della crisi editoriale.

Ma analizziamo meglio il fenomeno e consideriamone le varie implicazioni: questa strategia editoriale potrebbe essere valida per tutte le case editrici?

Prima di tutto, credo che un tale sistema di collaborazione tra casa editrice e lettore sarebbe impensabile per grandi realtà che non si limitano alla pubblicazione di un unico, e oltretutto, ben connotato genere letterario come lo è quello della storia militare per la Osprey. Sarebbe difficile, e anche piuttosto inquietante, proporre la stessa soluzione nei confronti di romanzi d’amore o d’avventura: in primo luogo, non si arriverebbe mai, a partire dalle stesse proposte (ad esempio: vorrei una storia tra due coetanei di età media, ambientata in una città metropolitana, e ricca di colpi di scena) ad un risultato unitario e, aggiungerei, per fortuna! Del resto, la narrativa d’invenzione non può scendere a questi compressi: il suo potenziale artistico e originale verrebbe completamente annichilito e sottoposto a futili esigenze di mercato che non è detto, inoltre, che vadano a soddisfare veramente il lettorato.

D’altro canto, invece, se si rimane vincolati ad una produzione particolareggiata e, soprattutto, oggettiva, come quella della storia militare, è evidente che questo tipo di sodalizio diventa assolutamente produttivo, in termini di servizi e, in certi casi, salvifico, in termini economici. Questo sistema mi fa pensare, in certo modo, al metodo delle cosiddette “subscriptions”, utilizzate nell’Inghilterra Romantica: in sostanza, (in quel caso, per favorire la circolazione di libri che diversamente sarebbero stati censurati e per fare emergere piccoli autori spesso anticonformisti), un certo numero di persone si impegnava ad acquistare un libro prima che questo venisse pubblicato: in questo modo, si andava a colpo sicuro, non si rischiava nessun tipo di tracollo finanziario e il libro veniva letto dal numero di persone che avevano firmato la “subscription”. E la Osprey Publicashion, ad altro scopo, raggiunge indirettamente anche questo obbiettivo: oltre ad accontentare sinceramente il pubblico dei lettori, accontenta anche le sue tasche, pubblicando libri che si presuppone vengano venduti , dal momento che sono stati richiesti o comunque votati da un certo numero di utenti.

E’ evidente, per i vari aspetti che abbiamo considerato, che questo sistema si affida soprattutto al contributo di lettori affezionati, di lettori costantemente presenti che decidono di collaborare attivamente alla circolazione di certa parte della cultura, offrendo veramente un contributo critico e appassionato. Ed è questa la grande ricchezza, la risorsa fondamentale da possedere per poter pensare ad una simile strategia editoriale.

In conclusione, quindi, se non per le grandi case editrici, la proposta della Osprey Publishing può di certo essere colta proficuamente dalla piccola e media editoria che lavora proprio con e per un ristretto gruppo di lettori: l’incontro tra questi due mondi, inizialmente visti come alieni l’uno dall’altro, comincia dal piccolo, come tutte le grandi rivoluzioni.

 

 

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