Approfondimenti Rivista — 02 gennaio 2013

Gli interpreti le richiedono, gli editori le utilizzano, all’estero le concedono. Le sovvenzioni alle traduzioni mettono d’accordo tutti: il mercato del libro ha bisogno del sostegno economico da parte degli enti predisposti al finanziamento delle attività di traslazione. Soprattutto in un particolare momento storico, qual è quello attuale, in cui l’editoria sta vivendo una violenta ridefinizione delle sue forme e dei suoi contenuti, e un conseguente calo delle vendite. Soprattutto in un paese come l’Italia, in cui la mancanza di un fondo nazionale a sostegno delle traduzioni rende ancor più drammatica la situazione dei nostri interpreti, i meno pagati d’Europa. Eppure, c’è anche chi non le ritiene indispensabili. : Duepunti Edizioni, in collaborazione con STradE, il sindacato dei traduttori editoriali, ne hanno discusso in un confronto pubblico tra traduttori, editori e enti per le traduzioni in occasione della giornata conclusiva dell’11° Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria.

Per la prima volta negli ultimi dieci anni- ha esordito la traduttrice editoriale Chiara Marmugi- il mercato del libro si allinea al segno negativo del generale contesto dei consumi, posizionandosi in zone d’ombra. Diminuiscono, soprattutto, le traduzioni: se nel 1997 erano quasi il 25% dei titoli pubblicati, oggi non si arriva nemmeno al 20%; e se nel 1997 il 40,3% dei libri stampati e distribuiti era di autori stranieri, oggi siamo scesi al 35,8%. Inoltre, le traduzioni si indirizzano sempre più a libri di facile consumo, a scapito di testi che, seppur di qualità, risultano appetibili solo per un mercato più circoscritto. La prima conseguenza è un ovvio impoverimento della culturale: tradurre significa scambio, dialogo, circolazione di idee e stili di vita, crescita culturale e civile dei popoli; ma, tradurre costa”.

Sì, tradurre costa; ma quanto? Quanto incide il costo della traduzione sulla scelta dei titoli da inserire nel catalogo di una casa editrice? La traduzione grava considerevolmente sul prezzo di un libro – dicono i traduttori- e se l’editore si trova nella condizione di dover operare delle restrizioni, è la prima voce che viene tagliata. Tuttavia, per gli editori la risposta non è così scontata. E/O, in proposito, ha parlato chiaro: “Pubblichiamo circa 40 novità all’anno e per la maggior parte si tratta di traduzioni. Per quanto ci riguarda, sul vaglio dei testi non influiscono i costi: lavoriamo sulle proposte che ci sembrano interessanti, a prescindere dalla spesa. Le sovvenzioni non influenzano le nostre scelte editoriali: se i soldi non arrivano, noi pubblichiamo lo stesso”. Allineati con E/O, sia Nuova Frontiera che : Duepunti Edizioni: “Nessuno pubblica un libro solo con i fondi: i finanziamenti coprono solo dal 20 al 40% del lavoro. È ovvio che facciano comodo, ma è impensabile poter contare solo su quelli. Per noi editori, non sono fondamentali le sovvenzioni, quanto la meta-informazione verso gli altri paesi”.

Tuttavia, se lo Stato offre supporti, l’editore è sicuramente più stimolato nella ricerca di opere da tradurre. Ecco perché paesi come Germania e Francia hanno istituito degli enti di sovvenzione per le traduzioni- rispettivamente il Goethe Institut e Il Centre National du Livre – incaricati di premiare i titoli meritevoli di finanziamento e di salvaguardare gli interessi dei traduttori.

In Italia, un fondo nazionale posto a sostegno delle traduzioni non esiste. La tutela del traduttore non esiste. E la presenza sul mercato di libri tradotti rischia un ulteriore calo. “E’ per proporre traduzioni di qualità di opere meritevoli – afferma Chiara Marmugi, in veste di portavoce di STradE- che chiediamo di seguire l’esempio di altri paesi Europei, promuovendo le traslazioni e l’attività degli interpreti editoriali. I libri, è vero, si pubblicano anche senza sovvenzioni; ma a quale prezzo per i traduttori?”. 

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