News Rivista — 31 ottobre 2012

I giganti dell’editoria come valanghe investono i più piccoli e si gonfiano dei loro resti. Già solo il rimbombo dei passi della fusione di Penguin e Random House spaventa l’editoria fatta di numeri contenuti. L’accordo tra la prima, appartenente al gruppo Pearson, e l’altra di Bertelsmann è stato confermato. Il neonato si chiamerà Penguin Random House.

Le prospettive future sembrano reali solo se a sostenerle ci sono dimensioni esponenziali. Le fusioni e le acquisizioni non sono di certo un fenomeno innovativo, ma nel panorama attuale equivalgono al taglio della mano tesa in cui i piccoli e medi editori speravano di aggrapparsi per riemergere. Viste le possibilità del sodalizio il livello si alza e gli strumenti fanno la differenza. Ma una scelta del genere mostra come alcuni protagonisti scelgono di prepararsi ad un futuro, già presente, di concorrenza accanita.

Nel comunicato stampa il nuovo presidente J.Makison, capo della Penguin, e M.Dohle, amministratore delegato della Random House, hanno promesso una piattaforma dalle risorse illimitate, che darà una nuova forma all’editoria e detterà parametri futuri. La loro attenzione è rivolta a paesi come India e Cina.

I piccoli gruppi editoriali in realtà non hanno mai sentito competizione nei confronti dei grandi. Un uomo che manovra un aereo telecomandato non cerca di farlo volare più alto di un jet. Eppure continua a farlo roteare in aria, sperando che un lettore acuto si accorga dei suoi colori sfavillanti. Queste dimensioni raggiunte però coprono largamente i tentavi di piazzare i libri dei piccoli concorrenti, rendendo il loro percorso difficile. La sfida rimane tra i giganti, e a suo tempo il tonfo del perdente risuonerà forte.

I numeri riflettenti l’entità di una casa editrice definiscono l’area d’azione contornata da una concorrenza che condivide il potenziale mercato della domanda. A parità di strumenti, saranno poi le capacità dei vari attori impegnati, la qualità dei loro prodotti e il grado di innovatività a pesare sulla scelta del lettore.

Anche se Penguin Random House non sarà un rivale diretto della piccola e media editoria rimane però la sua onniscienza e onnipresenza a distrarre i consumatori prima fedeli alle piccole dimensioni e ad arrivare dove non è permesso. Il futuro sembra per alcuni una risorsa limitata, ed il valore economico delle case editrici supera di gran lunga quello culturale.

A disparità di strumenti…a noi l’ingegno per rimediare!  

Sofia Di Giuseppe

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(1) Reader Comment

  1. Come i centri commerciali stanno sostituendo le piccole boutique,così le grande case editrici stanno mettendo a dura prova il futuro di quelle più piccole. L’unica differenza è che un negozio è finalizzato al guadagno,mentre gli editori dovrebbero dirigersi verso un obiettivo più ampio e “nobile” fatto di interesse per ció che viene venduto e per come viene venduto. Adesso più che la qualità di ció che si fornisce al lettore è la quantità a guidare il mondo della letteratura. Come tu dici, ” il valore economico delle case editrici supera di gran lunga quello culturale e spero che a fare la differenza saranno i lettori. Comunque sono pienamente d’accordo con il tuo pensiero e con le tue affermazioni.

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