Approfondimenti Rivista — 28 dicembre 2012

E se tra noi ancora ci fosse Pitagora ad affermare che solo Dio è sapiente e noi siamo solo amanti della sapienza, forse si ricrederebbe. Forse capirebbe che solo di tanto in tanto siamo amanti della sapienza.

In realtà la storia è iniziata nell’estate del 2011, in agosto, quando, dicono le malelingue, non succede molto e ci si può permettere di parlare persino di filosofia.”

Afferma nell’intervista rilasciata ad affaritaliani.it Francesca Rigotti, docente all’Università della Svizzera Italiana, riguardo l’interesse dei media per questa materia.

E allora, solo quando abbiamo avuto tempo, ci siamo ricordati di poter essere anche filosofi e intenti a costruire mondi di idee che nella realtà non reggono passeggiamo nel Peripato.

Quest’illusione si è prolungata, e ora sembra confondersi con il reale; forse un giorno l’origine disattenta verrà dimenticata grazie al tempo che confonde anche gli errori.

Quindi seppure la filosofia fosse entrata finalmente in scena in un caldo mese d’estate, quando nessuno ha voglia di fare notizia, quando a moltiplicarsi con veemenza è solo il gossip, non importa; perché il frutto del peccato non è esso stesso peccato.

Il pioniere errante o presuntuoso che sia, getta comunque luce su una creatura di cui non conosciamo la provenienza e comprenderla nell’immediato o con poche righe su un inserto di cultura potrebbe sembrare addirittura profetico.

Sì perché non è un articolo su un giornale che ci rende amanti della sapienza, ma almeno anche solo una lacrima, o solo la coda potrebbe testimoniare l’esistenza di un corpo e allora ci meravigliamo, ed è da qui che per Aristotele nasce la filosofia.

Basta guardare a quelli che per primi hanno esercitato la filosofia, perché risulti chiaramente che la sapienza non è un sapere produttivo. Infatti gli uomini sia da principio sia ora, hanno cominciato a esercitare la filosofia attraverso la meraviglia. (La filosofia nasce dalla meraviglia, Aristotele)

Qual è il mezzo, oggi, per comunicare tale meraviglia?

Diffondere la voce dall’alto, oltre le barriere, potrebbe non destare l’attenzione di alcuni; diffondere la voce usando la bocca della folla potrebbe invece farla arrivare fievole o errante agli ultimi.

Per quanto alcuni definiscano Maurizio Ferraris un caso filosofico “mediatico” in senso negativo, io credo comunque, servendomi delle parole di F. Rigotti, già adottate dal saggista francese del Cinquecento Michel de Montaigne per lodare la brevità, che: I media “comprimono” la voce della filosofia nella stretta canna della tromba, permettendole di uscire amplificata e udibile da molte persone. Bisogna però che lo strumento sia accordato e che il trombettista sappia suonare…

Servono dei filosofi per scrivere di filosofia, servono dei comunicatori; perché una parola non diffusa è silenziosa come una parola non detta.

Questo non è un inno che ripete “purché se ne parli”, è l’augurio “perché se ne inizi a parlare!”.

Che sia stato un caldo mese d’agosto ad aver permesso l’esordio della filosofia nei media, o che sia un buco su un quotidiano ad aver lasciato posto alla scienza fine a se stessa non importa. L’attenzione va solleticata, va provocata anche attraverso l’errore affinché un sonno pigro non colpisca l’occhio.

Non facciamolo solo di tanto in tanto. Quando dedichi tempo a modellare un corpo, a sopportare una voce, a cambiare una forma puoi dire finalmente che il tuo giudizio non è profetico, ma è lo studio di una meraviglia che ora hai compresa e puoi viverne, partendo da essa, di altre più grandi.

E seppure questa estasi fosse fine a se stessa potrai comunque dire, partendo dalle cause, di averla conosciuta. Poi raccontacela e desta meraviglia affinché un circolo virtuoso crei la condivisione dell’unica scienza fine a se stessa.

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