News Rivista — 19 agosto 2013

Passeggiando per il web può capitare di imbattersi in articoli come questo, in cui, in modo piuttosto intuitivo e diretto, si prova a spiegare il perché gli ebook fatichino così tanto a prendere piede nel mercato.

La tesi di fondo è chiara e semplice: “gli ebook sono troppo complicati”.

 

“L’evoluzione della musica è andata in una direzione chiara: semplificazione. Nel giro di alcuni decenni gradualmente la musica ha perso peso, è diventata più economica, portatile, e infinitamente più disponibile.

Dopo mezzo millennio invece i libri sono diventati di colpo più complicati. Perché con il libro di carta pagavo 15 euro e avevo a disposizione 6 ore di lettura chiavi in mano, con l’ebook invece devo comprare due cose distinte (il file da leggere e lo strumento per leggerlo), imparare a usarle, e per la prima volta nella storia del libro avventurarmi nel magico mondo dell’obsolescenza dei supporti, dei formati e delle tecnologie”.

 

La questione può avere un senso e, come soluzione, o comunque una delle soluzioni, viene proposta quella di regalare all’acquirente del libro cartaceo il corrispettivo in formato digitale.

Forse il problema è un po’ più complesso però. In altre realtà (Stati Uniti, come sempre) il mercato del libro digitale non fa fatica come invece da noi. Al confronto, lo sviluppo del mercato degli ebook in Italia può essere paragonato a un parto plurigemellare operato in assenza di gravità.

In USA gli e-reader sono forse più semplici?

O le persone più intelligenti?

No, il problema invece è sempre il medesimo: la società italiana non è predisposta ad assorbire in modo rapido e indolore i cambiamenti tecnologici. In fin dei conti, il passaggio da un libro cartaceo a un ebook non deve essere molto semplice in un paese in cui non si leggono moltissimo nemmeno i libri stessi.

È ovvio, dunque, che si pone un problema di “barriera tecnologica” a prescindere dalla difficoltà dell’utilizzo del device.

Mi viene in mente la scena di mio padre che prende in mano uno smartphone di ultima generazione, che non dispone nemmeno più del caro vecchio libretto delle istruzioni per quanto è intuitivo, che va nel pallone appena deve inviare un semplice sms (Papà, se proprio non ti riesce, usa il comando vocale così fa tutto lui!).

Dunque, siamo d’accordo sul fatto che non sia semplicissimo utilizzare un e-reader, o quantomeno non semplice come acquistare un libro e portarselo dietro, ma è altresì vero che il tempo è galantuomo e che, le nuove generazioni ne sono la prova, si arriverà al punto da concepire qualsiasi azione in termini di bit.

Ah, ecco, forse è questo il problema reale: chi sono i maggiori utilizzatori di nuove tecnologie?

“Ma dai, Daniele, che domande fai? I giovani, no?”

Esatto.

E quale fascia d’età in Italia fatica più delle altre in quanto a consumo di libri?

“Ehm…”

Sì, sempre loro.

 

Daniele Dell’Orco

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