News Rivista — 09 gennaio 2013

Se uno scrittore qualunque provasse a pensare per un secondo che esiste un collega al mondo che può vantare nel proprio curriculm ben 106mila titoli all’attivo, verrebbe colto immediatamente da un complesso di inferiorità devastante.

Philip M. Parker, però, esiste davvero! È un professore di marketing all’Insead, la Bocconi francese, e nonostante ciò tra le sue pubblicazioni si annoverano titoli improbabili come “Il thesaurus napoletano-inglese” o “Bibliografia o dizionario sull’ipotiroidismo congenito”.

Come fa? Scrive anche di notte? No, peggio. Ha inventato un software che li scrive per lui. In automatico, o quasi.Nel caso dei cruciverba o dei dizionari, comprese lingue come l’uiguro (turcofoni cinesi) o il pampangan (dialetto filippino) fa tutto il computer. Costruisce l’indice, setaccia banche dati specializzate, ordina e impagina. Così anche per i rapporti economici, le cui fonti sono prevalentemente dati della Banca mondiale o del Fondo monetario internazionale incrociati con statistiche dei governi nazionali”. Mentre nel caso di bibliografie di malattie rare la sorveglianza di un editor tradizionale è molto stretta.

Secondo Parker un software del genere è in grado di riempire i vuoti dell’offerta editoriale, che le case editrici non sono minimamente orientate a riempire con pubblicazioni rivolte ad un target di persone che in più di un caso si contano sulle dita di una mano. Esempio: un ponderoso rapporto sulle prospettive di vendita dei fazzoletti di carta in Finlandia o della carne in scatola da cani nel mondo oppure del concentrato congelato di limonata sotto i 10 e sopra le 13 once.

A nessuno verrebbe in mente di scrivere di scriverli, figuriamoci di pubblicarli. Ma con uno strumento del genere sarà sufficiente imparare e standardizzare il metodo di analisi ed estrazione dei dati e si può essere in grado di replicarli all’infinito. Il software non chiede gli straordinari per compiere una o mille volte la medesima procedura. A quel punto, con costi marginali ridicoli («circa 20 centesimi di euro a titolo, una volta ammortizzato l’oneroso investimento per il programma») titoli da collezionisti potranno andare in vendita su qualsiasi libreria online. Se anche pochi imprenditori o banche d’affari ne compreranno una copia a testa, per l’editore il profitto è salvo. 

Redazione

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