Approfondimenti Rivista — 20 settembre 2013

Si può fare politica senza cultura?

E’ un interrogativo che, soffermandomi sul panorama politico di questi anni, mi pongo spesso. Già, perchè quello che dovrebbe essere un binomio vincente, in realtà è andato sempre più sgretolandosi sino a saltare del tutto, e lo si evince dalla crisi che sta lacerando la realtà politica italiana. Oggi in Italia chi sa non può ma la cosa più drammatica è che chi può non sa.

Per cercare di reintrodurre la cultura nella politica si è tenuto a Mestre, dal 5 all’ 8 settembre, il Festival della politica, organizzato dalla fondazione Giovanni Pellicani. La manifestazione si articolava in quattro giornate con più di cinquanta eventi, settanta relatori provenienti da tutta italia, sei location principali attrezzate nel centro di Mestre per incontri e performance. A ispirare i contenuti di questa terza edizione del Festival è stato questo clima di profonda incertezza che aleggia in politica, la necessità di comprendere le ragioni di una crisi e l’urgenza di una rinascita.

Gli argomenti trattati spaziavano dal lavoro alla finanza, dalla questione settentrionale ai nuovi media e ad approfondire tali temi sono stati chiamati economisti, giornalisti, e uno spazio particolare è stato dato alla voce dei filosofi.

Massimo Cacciari, filosofo e accademico, ha ritenuto opportuno che non ci fossero politici al Festival della Politica affermando che “questo è un modo per ricordare che la politica è progetto, programma, conoscenza” e, continua, “non si può fare politica se non si ha passione per il sapere, che è poi il significato della filosofia.”

Pensiero che mi sento di condividere perche non si può pretendere di mandare avanti il paese senza le giuste competenze. Gente che non sa dovrebbe farsi da parte per fare spazio a persone che abbiano gli strumenti necessari a cambiare rotta a questa politica che va verso la deriva.

Cacciari ha continuato sostenendo che “le grandi trasformazioni avvengono sempre attraverso spiriti profetici e anche il bene comune può essere inteso come un valore religioso, nel senso che trascende tutto.”

E allora speriamo che in un breve futuro si ripristini il valore della cultura anche in politica e forse allora il vento cambierà davvero.

Susanna Pultrone

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