Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Inconfondibile, il rumore della macchina di Marzio; sta parcheggiando nel viale, sento distintamente lo stridere degli pneumatici sulla ghiaia.

È a casa ed io non sono ancora riuscita a trovare una scusa plausibile.

Che qualcosa non andava, l’avevo già intuito ieri nello stenderla. Ma ora che dallo stendino è passata alla tavola da stiro, ho finalmente capito: la felpa di Marzio, la sua amatissima felpa, l’unico capo da cui non si separa mai, si è ritirata.

Così tanto, che potrei indossarla io.

Mi sento così tanto in colpa, mentre lo saluto, da non riuscire a guardarlo negli occhi, ferma a recriminare me stessa per essere stata così sciocca da combinare questo guaio.

La verità è che sono molto preoccupata della sua reazione.

Da quando l’ha acquistata, ha avuto nei suoi confronti, un atteggiamento quasi di venerazione; era divenuto il suo capo preferito. L’aveva comprato senza di me, e forse era questa la cosa che mi infastidiva di più.

Così ho giocato pesante.

Marzio era una persona abitudinaria: nel lavoro, a tavola, con gli amici. Si ripeteva uguale nei giorni, come in un rituale, contento delle proprie abitudini considerate, ormai, delle certezze. Per questo sapevo che quella sera, Marzio avrebbe indossato quella felpa, come ogni martedì, serata dedicata al jogging.

Così al ritorno dall’ufficio, ho “confessato” che la sua amatissima felpa, sì, proprio quella, era volata via dallo stendino. Colpa di un forte vento e Bobo, il nostro cane, se ne era appropriato, portandosela nella cuccia.

Ho ancora davanti agli occhi la scena: compreso l’accaduto, Marzio ha lanciato la valigetta portadocumenti precipitandosi alla cuccia del cane.

Ho cercato di fermarlo, l’ho inseguito nonostante indossassi il pigiama e ai piedi avessi le pantofole, mi sono aggrappata al suo braccio nel tentativo di impedirgli di sporcarsi per niente, perché la sua felpa era al sicuro, nell’armadio.

“ Marzio, aspetta!”.

Niente, un mulo.

“ Marzio, ti prego, ascoltami!”.

Lo inseguivo a fatica, ormai senza fiato.

“ Marzio, cavoli, era solo uno scherzo!”.

Inciampo nei miei stessi piedi divenuti di piombo, rovinando pesantemente a terra, senza più alcuna speranza di frenare la sua corsa.

Sorprendentemente, le mie ultime parole erano giunte alle sue orecchie e, a un metro dalla cuccia di Bobo, finalmente Marzio torna in sé.

Ritorna sui suoi passi e, nel vedermi a terra dolorante, esclama sorpreso.

“ Michela, ma cosa fai lì a terra?”

Ho deliberatamente nascosto l’umiliazione di quel momento, buttandola sul ridere: spesso, a rafforzare la mia reazione, ho raccontato il fatto agli amici, davanti a una pizza, fingendo di considerare, la cosa, divertente.

La verità è che ho avuto paura ad andare a fondo a capire una reazione che, agli occhi di tutti, sembrava a dir poco esagerata.

E da quella volta, ho trattato la felpa, come un oggetto prezioso.

Ricordare mi rende così vigliacca da correre a nasconderla in fondo a un cassetto, sperando in cuor mio, di riuscire a trovarne un’altra uguale e pregando che Mauro non si accorga mai della sostituzione.

Trascorro i due giorni seguenti girando centri commerciali e negozi di articoli sportivi, ma niente, la marca di quella maledetta felpa sembrava non esistere e, quel che è peggio, nessuno aveva la minima idea di come procurarsela.

Considerando che domani è martedì, la mia disperazione arriva alle stelle.

Ed eccolo domani. Rumore di ghiaia. Marzio è a casa.

“ Ciao Michela! Hai visto la mia felpa?”.

Devo trovare il coraggio, devo trovare il coraggio, devo, devo!

“ Ciao amore! Tutto bene in ufficio?”.

Prendo tempo, ma ora confesso.

“ Si, bene, bene, ma la felpa? Vado di corsa.”

“ La tua felpa? Credo sia da lavare.”

Abbasso lo sguardo: non ce l’ho fatta.

“ Da una settimana?”

Il viso paonazzo di Marzio è una reazione perfettamente in linea con la precedente, peccato non abbia come asso nella manica il jolly dello scherzo.

“ Si, deve essermi sfuggita. Comunque, hai un armadio pieno di felpe.”

Avvicina il suo viso stravolto dalla collera a un centimetro dal mio: mi fa quasi paura.

“ No. Non voglio un’altra felpa. Voglio indossare quella. È chiedere tanto?”

Alza le sue mani sopra la testa, pericolosamente vicine al mio viso. Si trattiene, le infila in tasca. E poi se ne va, sbattendo la porta.

Non posso credere che Marzio è stato sul punto di picchiarmi per una felpa.

Non posso accettarlo, questo è veramente troppo!

Decido di aspettarlo sveglia. Devo chiarire, gli dirò la verità, che si è ritirata, che di certo non l’ho fatto di proposito e che basta, una felpa non può essere più importante di me!

L’alba mi trova ancora sveglia e tanto, tanto stanca di lui, di lei, e di tutta quella assurda situazione.

Tutta colpa sua. Solo sua.

La tiro fuori dal cassetto da dove l’ho nascosta e la poso sul comò.

La sua presenza nella nostra camera, sembra quasi di una persona: la fisso, carica di odio.

Sembro gelosa di lei.

Sono proprio una stupida, è una felpa e non una persona, ed è assurdo che io ne sia gelosa.

Quindi, faccio l’unica cosa che può restituire ad entrambe il giusto ruolo: la indosso.

A pelle. Voglio sentirne il contatto.

Nuda, lascio che ogni fibra mi tocchi.

Certo che s’è ritirata proprio tanto, su di me è perfetta.

Gelosa di una felpa che odio: ma indossata, contatto sulla mia pelle nuda sembra scatenare una reazione contraria.

D’istinto, infilo la mano e mi accarezzo languida la pancia.

Vado su … la mia pelle è un fuoco, l’annuso, quasi possa sentire odore di bruciato.

Quello che invece sento, è il profumo familiare di Marzio.

Ha resistito al lavaggio … che buono! Certo, se fosse lui ora, ad accarezzarmi …

“ Ehi …”

Marzio!

Dio, che voglia: la stessa che leggo nei suoi occhi.

La sfilo e mi stringo a lui.

“ Vuoi annusare? Ho un buon profumo …”

A queste parole, i suoi occhi si accendono ancor di più.

“ Profumo di mio …”

Mi sussurra all’orecchio, per poi fare l’amore con una passionalità tale da spazzar via tutte le incertezze di questa brutta notte passata in solitudine.

 

 

Marzio si decide ad andare in ufficio solo in tarda mattinata; ancora stordita dai sensi, mi rigiro nel letto vuoto.

Ho addosso il suo profumo. Non voglio che svanisca, e allora decido di uscire senza fare la doccia, vado in profumeria, voglio fargli un regalo.

Mi aggiro delusa tra i vari tester, senza riuscire a trovare qualcosa che mi colpisca.

“ Posso aiutarla?” Si avvicina sorridente una commessa.

“ Cercavo un profumo da uomo: qualcosa di speciale.”

“ Credo di avere ciò che fa per lei.”

Spruzza su di un cartoncino bianco un profumo che riconosco immediatamente come quello di Marzio.

“ Molte coppie hanno trovato questa iniziativa molto intrigante: profumo per lui e per lei abbinato a una felpa. Simpatica idea, non trova? Non sa quante coppie lo hanno già acquistato!”

A quelle parole, nella mia testa suona un campanello d’allarme.

“ E’ una felpa ideale per il tempo libero, disponibile nelle taglie L/XL per lui e S/M per lei. Che ne dice?”

La felpa: è quella felpa!

“ Qual è il nome del profumo?” Riesco a chiedere con un fil di voce.

Profumo di mio: intrigante, vero?” E mi strizza l’occhio, complice.

La compro. E col mio nuovo acquisto, aspetto impaziente il rientro di Marzio.

“ Michela, amore …”

Mi saluta, appassionato. Non si accorge del mio turbamento; e ha indosso la sua felpa.

“ Ti sei cambiato? Come mai?” Non riesco a trattenermi dal chiedergli.

“ Incredibile! Avevo scambiato la mia felpa con Felicita, la segretaria di Penzi, a quella cena di lavoro dell’altra settimana, ti ricordi?”

Versa del prosecco e m fa bere dal suo bicchiere.

“ Sì, ricordo quella cena: decisa all’improvviso e alla quale non ho potuto accompagnarti, mia madre era ricoverata in ospedale.”

Finisce di bere tranquillo. Ha uno sguardo proprio rilassato.

“ Ma non ti eri accorta che era di due taglie più piccole?”

Ipocrita. Ma non voglio arrabbiarmi: voglio umiliarlo.

“ Tieni, Marzio, questo è per te.”

Gli porgo il pacchetto con un sorriso forzato.

“ Davvero?”

Lo scarta entusiasta come un bambino.

“ Ma è il mio profumo! Con abbinata la felpa! Grazie, amore mio!”

“ E questa è per lei.”

Calco volutamente su quel lei: e il suo sguardo, da tranquillo, vira di colpo.

Lo apre lentamente: forse sta incominciando a capire.

“ Certo, non sarà come l’originale, ma almeno disponete di un cambio, eviterete così di restare sprovvisti di situazioni, nel caso doveste scambiarla di nuovo …”

Niente rabbia. Niente urla.

Niente di niente.

Marzio non alza lo sguardo: al contrario, io alzo l’indice verso la porta.

“ Vattene!”

“ Michela … lasciami spiegare, ti prego!”

“ Non c’è nulla da spiegare: vattene, e fallo in fretta!”

Corro in bagno: resto a lungo sotto il getto dell’acqua. Non voglio più addosso il tuo profumo, il vostro profumo.

Ormai non sei più profumo di mio.

 

 

 

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scrivendovolo

(2) Readers Comments

  1. Una storia che nel corso della narrazione si carica di dinamismo e di sorprese.Originale il titolo e il “corpo del reato”che anima il susseguirsi degli eventi..Singolare eziologia per raccontare un tradimento

  2. l’incantevole sublimità di chi mentre scrive racconta le dolcezze più profonde di un Anima con grandi occhi che guardano pieni di meraviglie le cose che sono….
    grazie!!!

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