Approfondimenti Rivista — 19 luglio 2012

Fin dall’antichità l’uomo fu affascinato dalla mente umana, di cui cercò di capire il funzionamento. E questo interesse si riproduce, da sempre, nella letteratura. Pensiamo al complesso di Edipo delle tragedie greche oppure al tema della doppia personalità, che ritroviamo, per esempio, ne Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886), che rappresenta il culmine dell’indagine stevensoniana sulla scissione della personalità.

Tra l’ottocento e il novecento Sigmund Freud introdusse la psicoanalisi, una disciplina che rappresenta un metodo d’indagine dei fenomeni mentali.

Da allora il mondo della letteratura fu completamente investito da tentativi di introdurre la psicoanalisi nella narrativa, e l’individuo, in quanto tale, trovò finalmente una sua rappresentazione. Uno degli esempi più noti è La coscienza di Zeno (1923), capolavoro di Italo Svevo, che nella finzione del racconto non è altro che la raccolta di memorie e pensieri del protagonista Zeno Cosini, per mano del suo psicoanalista, il dottor S. Quest’opera è una delle espressioni massime di rappresentazione e indagine dell’attività della mente umana.
Chi esplicitamente, chi sottilmente, scrittori come Saba, Gadda, Moravia, Sanguineti, o ancora Debenedetti, Lavagetto e così molti altri, hanno permesso che la psiche entrasse in modo massiccio nella nostra letteratura.
Ed infatti la critica ha dovuto fare ricorso allo studio di Freud, Jung e Lacan per interpretare le opere di questi scrittori.
Il fenomeno prese piede anche in Inghilterra, attraverso la tecnica del monologo interiore, utilizzata da grandi scrittori inglesi come James Joyce e Virginia Woolf.

Nel corso degli ultimi tempi, complice il trionfo mondiale del genere, i disturbi della psiche sono entrati a far parte anche dei romanzi gialli. Nascono, sempre più frequentemente, figure di detective depressi e feriti dalla vita che, inseguendo serial killer psicopatici, finiscono per affrontare i propri fantasmi.
Uno di questi è l’Harry Bosch di Connelly, traumatizzato dall’omicidio della madre e incapace di relazionarsi col il prossimo; o ancora il Frank Ottobre di Faletti che, sentendosi colpevole della morte della moglie, vive la vita come un fantasma che si lascia lentamente morire dentro.

In realtà questa fusione è spiegata anche dal fatto che psicoanalisi e romanzo giallo sono nati quasi contemporaneamente, e che i meccanismi di investigazione possono essere facilmente associati all’indagine nella mente del paziente.
Basti pensare che La lettera rubata di Edgard Allan Poe, di poco antecedente alla nascita della psicoanalisi, fu infatti uno spunto di riflessione per lo stesso Freud e per altri studiosi dopo di lui.

Recentemente un gruppo di psichiatri e analisti pavesi, membri della Società psicoanalitica italiana, ha scritto un volume intitolato Psicoanalisi in giallo, a confermare come questi due mondi apparentemente molto diversi siano in realtà strettamente affini, suscitando nei lettori appassionati di gialli un fascino unico.

 

Share

About Author

scrivendovolo

(1) Reader Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.