Approfondimenti Rivista — 15 dicembre 2013

Stefano Izzo ha riportato questa frase su un post scritto su Officina Masterpiece: “Pubblicare non è un diritto, ma un obiettivo da conquistare”. Sono pienamente d’accordo con questa affermazione. Credo che, come in ogni campo, il talento vada premiato. Molti hanno qualcosa da raccontare, pochi sanno come farlo e attirano l’attenzione degli altri attraverso ciò che scrivono. Perciò non tutto è degno di essere pubblicato, e per decidere quale libro possa essere pubblicato e quale no, l’elaborato deve essere sottoposto al giudizio di un editore, che si supponga sia qualificato.

L’editoria è un settore molto difficile. Molti hanno già scritto tutto il possibile, di conseguenza le case editrici vanno sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che soprattutto frutti un guadagno. È proprio la mancanza di una previsione di lucro che comporta il rifiuto da parte delle case editrici più note di pubblicare un libro, seppur scritto bene e interessante. La caratteristica fondamentale è che venda. Così molti bravi scrittori sono costretti, a volte solo per veder realizzato il loro sogno, a ricorrere, al sempre più diffuso self-publishing, pur essendo consapevoli che in questo modo sarà ancora più difficile, se non impossibile, riuscire ad arrivare a un pubblico di lettori e guadagnare con la propria opera.

A mio parere, il self- publishing non è da condannare, poiché spesso i criteri di selezione delle case editrici, per scegliere le opere da pubblicare, non sono adeguati. Ma sta anche allo scrittore riuscire a capire se la sua opera non è adeguata alla pubblicazione o è degna di essere pubblicata. L’autore deve riuscire a mettere da parte il proprio narcisismo e capire se il suo libro trasmetterà un’emozione, una riflessione, se sarà credibile, utile ai futuri lettori o no. Se la risposta è no, il giudizio negativo delle case editrici sarà confermato dal basso numero di vendite seguite alla sua autopubblicazione.

Gli editori, che selezionano solo in base al profitto e non alla qualità, potrebbero non accorgersi di un potenziale un best-seller, e bloccare la crescita e lo sviluppo di qualsiasi scrittore emergente, andando così non solo a svalutare la sua opera, ma anche a danneggiare i lettori, che saranno privati di leggere un libro in cui rispecchiarsi, trarre spunto, in cui troveranno conforto e che li farà sognare pagina dopo pagina. Lo scrittore dà voce alla mente e ai desideri collettivi e deve essere valorizzato.

Raffaella Ritunno

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