News Rivista — 18 dicembre 2012

Proprio oggi “Pubblico”, il quotidiano diretto da Luca Telese, “festeggia” i suoi primi tre mesi di attività.

Festeggia per modo di dire, visto che dopo il primo trimestre, il progetto nato dalla diaspora avvenuta nella redazione del Fatto quotidiano, capitanata dallo stesso Telese, rischia la chiusura. Il numero di abbonamenti non è quello sperato, e molti lettori avevano già lamentato un costo troppo alto del quotidiano, costringendo così i proprietari a ridurre da 1,50 a 1,00 euro il prezzo della singola copia.

L’esperienza creata da Telese è senz’altro un esempio di coraggio non indifferente. Resosi conto della sua incompatibilità con la missione del Fatto Quotidiano, ha deciso di affrontare i rischi del mondo dell’editoria al tempo della crisi, fondando un giornale giovane, che vedesse impegnate le diverse voci del giornalismo di sinistra, diretto agli studenti, ai precari, ai ricercatori, ai disoccupati, ai “deboli”, con l’accezione del termine diversa dal solito, dal momento che negli ultimi anni le persone che occupano una posizione sociale di forza sono diventate molto poche.

Tuttavia, non sono solo le peripezie gestionali a mettere in crisi “Pubblico”, bensì la distanza che intercorre tra il suo lavoro e il suo target di riferimento. Un esempio piuttosto chiaro lo si è avuto lo scorso scorso 14 novembre, in occasione degli incidenti nel corso del corteo contro l’austerity a Roma. In quella circostanza Telese aveva scritto un editoriale in cui aveva definito i protagonisti delle violenze come “25 stronzi” che era meglio tenere lontani dai cortei per motivi igienici. Il giorno successivo, in visita presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università La Sapienza di Roma, il dissidente del Fatto era stato sonoramente criticato dagli studenti, che lo hanno accusato di essere un “fascista”, “buffone”, “servo della polizia”.

Pubblico pare aver fallito il proprio obiettivo, la società rischia la liquidazione, e ieri mattina in quotidiano non era in edicola a causa di uno sciopero indetto dai redattori.

Il comunicato scritto dalla redazione si conclude comunque con un messaggio di speranza: davanti abbiamo mesi cruciali e una campagna elettorale decisiva per il futuro del Paese. Noi vogliamo esserci. E per esserci abbiamo il dovere di far fronte alla situazione di difficoltà che il nostro giornale vive in queste ore con la stessa dignità e lo stesso coraggio delle persone che abbiamo raccontato in questi mesi. Lo dobbiamo a loro. E lo dobbiamo a noi stessi, che in questo progetto abbiamo investito tutto. Vogliamo continuare a crederci. Ai lettori chiediamo di sostenerci scegliendo questo giornale ogni giorno. Ma domani nelle edicole Pubblico non ci sarà. Mentre il sito oggi non sarà aggiornato. Scioperiamo in difesa del nostro lavoro, di queste pagine e della possibilità di continuare a scriverle, senza perdere diritti e dignità. 

Daniele Dell’Orco

 

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