Approfondimenti Rivista — 12 luglio 2012

Qual è lo stato attuale della letteratura in Italia? A questa domanda il noto critico Sergio Pent, collaboratore del settimanale “Tutto libri” de “La stampa” ha provato a rispondere in un articolo, “Letteratura a perdere”, pubblicato sul mensile Stilos. La lucida e completa analisi di Pent ha cercato di offrire una panoramica generale sul variegato panorama letterario italiano: <L’Italia che si racconta senza scadere nel “panettume” natalizio è ormai preda del mercato, delle mode, del declino di un occidente sempre più mummificato dai suoi sgambetti politici. Il preambolo da grande schermo è solo l’anticamera delle derive letterarie di casa nostra. Polemiche sterili, peli nell’uovo, chiamateli come volete, ma ogni volta che metto piede in libreria avverto la soffocante sensazione di entrare in un supermercato ipertrofico all’apparenza allettante come i cataloghi “Carrefour” che rigurgitano dalla buca della posta – parole giuste e condivisibili quelle di Pent, che continua – il problema non è tanto quello di valutare la qualità a certi livelli, quanto piuttosto assistere impotenti al dilagare di un’editoria proletaria che nel nome del mercato affossa tutto il resto, costringe i veri scrittori in spazi invisibili, promuove sempre più assiduamente qualcosa che già si promuove da solo>.
Pent sottolinea un problema evidente. Non è vero che in Italia non esistano talenti o letterati di buon livello – certo ce ne sono meno che nel novecento – ma non trovano spazio nell’editoria mainstream. Molti hanno voce, seppure un’esile voce, solo grazie al lavoro di alcuni piccoli e medi editori di qualità. Tanti di questi autori meriterebbero ben altri palcoscenici ma purtroppo il mercato editoriale non lo permette preferendo dare spazio a personaggi che con la letteratura centrano ben poco.
D’altronde l’offerta risponde alla richiesta e la stragrande maggioranza degli italiani richiede quello che Pent ha definito “panettume”.
Il problema, cose spesso accade, è alla base. Educare la società non solo alla lettura ma ad un certo tipo di lettura.
Si ripropone, in questo caso, una domanda frequente: è meglio leggere di tutto, purchè lo si faccia, oppure non leggere proprio?
La risposta, da parte mia, è che avvicinarsi alla lettura è un bene, successivamente bisognerà poi educare i cittadini alla lettura.
Se ragazzi che non hanno mai preso un libro in mano si avvicinano alla letteratura grazie a Moccia, ben venga Moccia, dopo avere però letto uno-due libri del suddetto bisognerà che i giovani vegano avvicinati a letture di ben altro tipo e spessore.
Il ragionamento di Pent continua analizzando altri aspetti dell’attuale mercato: <Vendere e poi ancora vendere – e fin qui rientriamo in una logica naturale: ben vengano anche nuovi lettori della domenica – ma spremendo i filoni, sfruttando i generi, appiattendo gli interessi. […] Quando la letteratura diventa “qualcos’altro”, ti rendi conto che le librerie e le classifiche sono pieni di personaggi alternativi che producono libri alternativi – la bellezza di essere mamma scoperta e comunicata al volgo da Antonella Clerici, quando sarebbe bastato un telegramma – di filoni e sottogeneri e imitazioni spicciole che rubano spazio – anche di pubblicazione, in certi casi – a chi vorrebbe ancora provare a sondare il proprio tempo con la lucidità dell’intellettuale critico, cercare nuove strade per raccontare il mondo, seguire lezioni dei Maestri per diventare discepolo e poi – magari – nuovo Maestro>.
In realtà, l’articolo di Pent andrebbe riportato integralmente, così come lo speciale che Stilos ha dedicato nel numero di novembre alla letteratura
italiana contemporanea con commenti di Romano Luperini, Luca Canali e una doppia intervista ai critici Raffaele Manica e Giovanni Tesio, che vi invito a reperire.
Romano Luperini nel suo articolo “Mancano i letterati, si lavora al besteller”, evidenzia un’altra grande problematica editoriale italiana: la caccia al best seller: <Gli autori non scrivono più per il capolavoro, ma per il successo immediato […] l’industria editoriale sembra prigioniera della
logica del best seller e incapace di qualsiasi progettazione a media e lunga scadenza (basta vedere come “brucia” subito i giovani scrittori, costringendoli a contratti remunerativi a brevissima scadenza, senza possibilità di farli crescere). Insomma esiste un “caso italiano” non solo in campo politico, ma anche in campo culturale e letterario. La decadenza e il degrado sono dello stesso tipo>.

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scrivendovolo

(3) Readers Comments

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