Approfondimenti Rivista — 10 dicembre 2013

I libri e la censura. Una lunghissima storia che cambia nella forma ma poco nella sostanza. Servendosi di nuovi canali di comunicazione quali tv e giornali, diventa sempre più blanda ma anche molto più subdola. I media ne sono al contempo vittime e carnefici, mentre il libro continua ad esserne solo vittima. Da molto tempo si è capito che il sequestro di tutte le copie di un’opera (il corrispettivo in tempi moderni del rogo in piazza), o una richiesta di risarcimento, sarebbe solo un veicolo pubblicitario in grado di moltiplicare il culto di un prodotto e fargli prendere la rincorsa per una gloria eterna. Con presupposti del genere, infatti, è normale che la richiesta aumenti, e sulla spinta di essa qualsiasi libro incriminato tornerebbe prontamente disponibile. Il risultato di queste consapevolezze è il seguente: oggi, se il tema affrontato da un testo è controverso, ammesso che si superino le refrattarietà editoriali, il rischio è quello di passare alla gogna mediatica. Una gogna che, quando non ha argomenti validi, solitamente finge di puntare non sui contenuti ma sulla qualità dello stesso scrittore, vaneggiando di fantasiosi vizi di forma o di scarsa originalità. Così è anche per il cinema. Generalmente, questo metodo funziona. Al contrario, quando si leggono sulle fascette di un nuovo libro parole quali “Il libro che ha fatto scandalizzare mezzo mondo”, bisogna sapere che ci stanno prendendo in giro per motivi mercantili. E anche questo metodo generalmente funziona, basti vedere il fenomeno Dan Brown.

La gente, però, nel frattempo si è fatta più sospettosa e ci casca con sempre minore frequenza, almeno in Italia. I meccanismi oliati per fare soldi sono stati scoperti e ciò che ancora funziona presto non basterà più, perché le notizie corrono in fretta e se non vi è riscontro di una cosa in rete è altamente possibile che non sia mai esistita (anche perché internet ha la tendenza a mentire in un altro modo: gonfiando le cose esistenti, e se non trovi nulla di uno scandalo, a maggior ragione potrebbe non essere mai esistito).

Le censure che resisteranno invece più a lungo saranno quelle “a monte”, ossia quelle dovute al rifiuto degli editori di pubblicare un’opera veramente scomoda. E per veramente scomode oggi si possono intendere solo due cose: o un libro che va contro l’idea politica del gruppo editoriale, oppure che va contro una, e una sola, idea religiosa quale l’Islam. Testi di quest’ultima categoria ne esistono, ma sono pochi e di solito subiscono la gogna mediatica di cui sopra oppure vengono coperti da un silenzio tendenzioso. L’integralismo politico e quello religioso sono le uniche cose che oggi terrorizzano editori e distributori, mentre gli argomenti sessuali che un tempo scandalizzavano vengono tranquillamente sbandierati (e per me hanno tutto il diritto di esserlo). Ecco quindi spiegata la mia perplessità nel non trovare, nella lista dei libri più osteggiati e messi all’indice a cura del sito squer.it, accanto ai vari Joyce, Burroughs fino ad arrivare alla Rowling di Harry Potter, casi eclatanti come i “Versetti Satanici” di Salman Rushdie o gli ultimi libri di Oriana Fallaci, realtà che hanno messo a rischio la vita degli autori in tempi piuttosto recenti… Naturalmente, nel caso della Fallaci,  prima che la malattia chiudesse la vicenda. Nel caso di Rushdie arrivò la fatwa che coinvolse persino traduttori e editori. Esattamente com’è accaduto in seguito per un libro molto meno conosciuto, quello dell’egiziano Basant Rishad dal titolo “Amore e sesso nella vita di Maometto” uscito nel 2008. O per il romanzo, bloccato in corso d’opera per le proteste degli estremisti islamici, della giornalista inglese “Vita di Aisha”. Questa è la frontiera della nuova censura. Una censura che non isola come quella occidentale di stampo politico, ma che reprime con violenza. Come la Chiesa cattolica faceva centinaia di anni fa.

Giovanni Modica

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(2) Readers Comments

  1. Sante parole.

  2. …e oserei aggiungere che l’integralismo politico è comune a tutte le case editrici alle quali il sistema stesso dà credito.

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