Approfondimenti Rivista — 22 luglio 2013

Quando lanci un sassolino in acqua cosa succede? Fa due o tre rimbalzi, genera una piccola onda, e poi affonda. Se invece se ne lanciano quattro o cinque contemporaneamente ecco che le piccole onde per il fenomeno fisico dell’interferenza tendono a sovrapporsi dando origine a una serie di eventi turbolenti.

Nel mondo dell’editoria il primo sassolino è un’amara verità quotidiana: alla mattina non riusciamo a rinunciare al cappuccino e alla brioche al bar, ma a comprare il giornale sì. Non tanto per la spesa quanto perché la gente si è semplicemente stancata di leggere e risentire notizie ‘vecchie’ di un giorno, ormai sempre e sole negative tra servizi di cronaca nera, l’immobilismo politico e la crisi che avanza. Le vendite sono in calo e poi ci sono i sassi più grandi: i tagli decisamente discutibili dello Stato all’editoria che sono una bomba ad orologeria in grado di minare il futuro di questo mondo. Si è passati da una cifra elevatissima di 670 milioni di euro di contributi del 2003, ai 140 del 2010, ai 120 del 2012 ai circa 95 odierni con tanto di nuovo taglio approvato per l’anno 2015. E senza fondi e una gestione inoculata delle poche risorse interne ovviamente ne risentono la qualità degli articoli, l’impossibilità di rinnovarsi per le testate che troppo spesso sono costrette a ridurre il numero di pagine e a barcollare sull’orlo del precipizio vedi il recente caso di Rcs Media Group. Così pochi fanno con poco, molti con pochissimo o niente se hanno poi un bacino di giornalisti ampio. Alla fine si crea un circolo vizioso che danneggia l’informazione.

Il futuro della carta stampata è sempre più a rischio, per risolverne gli annali problemi c’è una soluzione pratica e sotto gli occhi di tutti: Internet. Praticamente tutte le testate stanno lavorando per passare al digitale con lo sviluppo costante di siti personali. Tutt’oggi, però, si pone ancora una questione importante: cioè la necessità di esporre la notizia in maniera diversa rispetto a quella del giornale del giorno dopo per creare ancora interesse, con il raddoppio delle forze umane ma ricavi uguali. Quindi, non nell’immediato, ma nei prossimi anni la provocazione è unica per dare la migliore informazione possibile: concentrarsi solo sulla rete e non più sulla carta. L’idea arriva direttamente da Lewis DVorkin con la sua formula del giornalismo moderno della rete stessa in opposizione a quello della stampa presentata su “Forbes”: qualità + quantità + varietà = audience. Quantità, poiché non c’è più bisogno di impacchettare le notizie in spazi e pagine prefisse, varietà perché tutti gli argomenti possono essere trattati in maniera esaustiva. Il lavoro proprio del giornalista, raccogliere scoop e scrivere con qualità, non varia; cambia invece completamente il modo in cui la persona interagisce con la notizia secondo il concetto di interest driven: ovvero l’utente non è più confinato in una realtà schematica propria del giornale, ma è libero di vagare in un’infinita di dati trovando la news che gli interessa ed esposta come voluto. Può confrontarla con altre passando da un sito o da un social network diversi, può conoscerla immediatamente dopo l’accaduto: e tutto questo ovviamente porta audience e passione. E poi lo stesso Lewis, oltre alla formula del giornalismo moderno, fornisce altri 17 punti sempre su “Forbes” su cui ragionare a fondo. Alcuni sono semplici enunciati, altri veri e propri ragionamenti. Due le pietre miliari: il content marketing, ovvero la tecnica di creare e distribuire contenuti in grado di coinvolgere un target ben definito, sempre più fondamentale per il giornalismo di successo e lo sviluppo degli smartphone che oggi hanno superato la barriera del 50% del traffico per i giornali. La strada è tracciata: la rete è il futuro per l’informazione. Anche perché sapendo sfruttare bene la pubblicità i ricavi possono essere persino maggiori.

Gianluca Mariotti

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