Approfondimenti Rivista — 25 settembre 2012

A sentir parlare della rassegna “Classici contro” – il titolo ci viene spiegato dagli stessi addetti ai lavori come “un ossimoro o un paradosso”, a sottolineare il carattere non convenzionale di questo progetto – ci viene da pensare al ruolo fondamentale che la cultura ha sempre avuto nella società. Il rapporto tra il mondo dell’arte, delle “belle lettere” e il mondo sociale, economico e politico è sempre stato evidente. 

Quanti artisti, quanti scrittori hanno voluto con le loro opere far sorgere delle domande, dei dubbi o anche semplicemente delle riflessioni poco convenzionali nelle menti del loro pubblico? Pensiamo solo al fatto che la civiltà democratica per eccellenza, quella che inventò questo stesso concetto, la civiltà greca, è la stessa che diede i natali a quella forma di cultura che definiamo “classica”, come sappiamo alla base di tutta la nostra tradizione. Un rapporto stretto quindi, un connubio che esiste da sempre. 

Proprio a questo legame si rifà il progetto a cura di Alberto Camerotto e Filippomaria Pontani, antichisti dell’università di Venezia Ca’ Foscari che, insieme ad altri classicisti italiani e stranieri hanno portato sulle scene del teatro Olimpico di Vicenza – che nel 1528 si vide inaugurato proprio da uno dei più grandi classici di tutti i tempi, “L’Edipo re” di Sofocle – e nelle sale del Palazzo Leoni Montanari, discussioni attuali, scottanti attraverso un sapiente uso dei testi della tradizione. Prendendo in prestito le parole di Aristofane, Demostene, Socrate e di molti altri, fatti rivivere sulla scena, ci viene illustrato quanto le cose siano cambiate così tanto e così poco allo stesso tempo rispetto alla Grecia Antica. I temi sono gli stessi: il denaro, il potere, la libertà e la tirannide, grandi problemi di tutte le epoche, ma qui arricchiti di argomenti inediti come la xenofobia, l’integrazione, la bellezza e la distruzione del paesaggio, in un perfetto connubio tra nuovo e antico, mai noioso e sempre interessante. Perché chiamare allora questa rassegna “Classici contro”? Contro cosa? 

Il classico, diceva Italo Calvino nel suo decalogo “Perché leggere i classici”, è <<un libro che si configura come equivalente dell’universo>>. Un libro che, di conseguenza, racchiude tutto quello che esiste, che man mano che il mondo cresce e si evolve  – e con lui lo fanno anche i suoi problemi – aiuta a comprenderlo, ad interrogarlo,  parlando di tutto ma anche andando “contro a tutto”, a ribellarsi alle vacuità della modernità e riportare in auge il ruolo della cultura, vero fondamento di ogni società civile. 

Questo lo scopo di questo interessantissimo progetto già sperimentato nel 2010: far sorgere una nuova coscienza ai cittadini del “nuovo mondo” rielaborando ed attualizzando la lezione dei “vecchi” classici. 

Uno scopo che prosegue dopo l’esperienza nei teatri con un libro per le edizioni Mimesis, presentato pochi giorni fa  – il 20 settembre – al festival di “Pordenonelegge”

Per avere sempre con sé la lezione dei maestri.

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.