Approfondimenti Rivista — 26 agosto 2013

E’ da qualche tempo, ormai, che tra le celebrity dello spettacolo, dello sport e della musica spopola la “moda” (bisogna proprio definirla così) di scrivere la propria autobiografia. Sono molte infatti le star italiane e straniere che decidono di consacrare le loro vicende esistenziali al pubblico delirante dei fan, già febbricitanti alla cassa della libreria.

Dai diversi libri pubblicati da Vasco Rossi sulle movimentate fasi della propria vita, al libro in cui la cantante Elisa si confessa, intitolato “Un senso di me”; e ancora, Eminem, Britney Spears, Pietro Taricone, fino ad arrivare agli ultimi libri pubblicati rispettivamente da Lapo Elkann e Mario Balotelli, “Le regole del mio stile” e “A cresta alta”.

Ma perché queste celebrità decidono di scrivere un libro sulla propria vita? E’ indiscusso un certo sentimento narcisistico, un desiderio di parlare di sé e di farsi apprezzare. Ma perché proprio attraverso la scrittura? Del resto, nessuna di queste star è conosciuta per le sue potenzialità letterarie. Evidentemente, perché il libro rappresenta un oggetto di alto valore culturale, in grado di dare rilevanza a qualsiasi cosa vi sia scritta dentro. Scrivendo un libro, si attira maggiore autorevolezza e serietà da parte degli altri.

Tuttavia, il più delle volte, il pubblico consapevole reagisce in modo divertito a questo genere di pubblicazioni. Pensare che Lapo Elkann ha scritto un libro ci fa sospirare “Beh, a questo punto ne scrivo uno anch’io!”. Tuttavia, l’esito di questi libri riscuote spesso un successo galattico tra i milioni di fan appassionati del personaggio in questione, lettori che seguono pagina dopo pagina le confessioni più accattivanti dei loro idoli.

Il merito si deve in gran parte alla pubblicità commerciale che viene fatta attorno a queste pubblicazioni: le grandi case editrici sanno di dover investire su questo genere di libri che sapranno poi ripagarli con un tornaconto non indifferente. Innanzitutto, si tratta di autobiografie e, diciamocelo, i testi autobiografici hanno da sempre un grande appeal sui lettori più curiosi. Dalle autobiografie di grandi sovrani del passato a quelle di affermati scrittori del secolo scorso, ogni volta che qualcuno decide di esporsi e parlare senza peli sulla lingua della propria vita, non possiamo fare a meno di essere tremendamente incuriositi dai segreti che speriamo di trovarvi all’interno. E se poi queste autobiografie raccontano la vita di grandi personaggi idolatrati dal grande pubblico dei fan, il successo è palesemente decretato.

E ciò potrebbe essere visto da qualcuno come qualcosa di assai grave e persino lesivo della dignità e del valore del “libro”. Il loro successo è meramente giustificato dall’eco mediatica sprigionata dal nome della star in questione: nella maggior parte dei casi, non c’è traccia di merito letterario, lo stile è banale ed elementare, a meno che dietro (come spesso accade) non ci sia la mano di un qualche curatore in grado di riparare, almeno in parte, la decadenza di una prosa sempliciotta.

Come di consueto, ognuno saprà giudicare da sé. Resta il fatto che definirle “autobiografie” è forse veramente eccessivo: nella nebulosa fuorviante delle loro strabilianti vendite, occorre ricordare il valore originale, costruttivo e intimamente profondo di un genere come quello autobiografico, che in questi casi, a mio avviso, viene calpestato in nome dello scoop e delle rivelazioni piccanti a tutti i costi, del successo di mercato e dello spirito egocentrico di ogni scintillante star.

 

Valentina Giovannini

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