Approfondimenti Rivista — 30 novembre 2013

Leggendo un articolo di Daria Bignardi, tratto dal sito di Vanity Fair, non ho potuto fare a meno che essere d’accordo con lei e trarre spunto per esprimere la mia idea. La maggior parte degli artisti geniali sono dei casi umani e trovano nell’arte, che sia un libro o un quadro, un mezzo per esprimere la propria incommensurabile tristezza. D’altronde chi mai sarebbe disposto a sacrificare il proprio tempo libero, se non tutto il proprio tempo, passandolo seduto in una stanza, in solitudine, stile Giacomo Leopardi, a imprimere sulla carta, nero su bianco, le proprie idee, pensieri, filosofia e vissuto, se non un essere fuori dal normale?

Molti degli scrittori eccezionali, che hanno fatto la storia, hanno dovuto condividere il proprio disagio esistenziale e le loro disgrazie con un vastissimo pubblico di lettori, fino a quando non ne sono stati sopraffatti e si sono lasciati andare al suicidio. Le loro ossessioni li hanno condotti a distorcere la realtà che li circondava. Virginia Wolf, Cesare Pavese ed Ernest Hemingway, solo per citarne alcuni, hanno avuto questa sorte.

Ma, come dice un noto proverbio, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Non tutti gli scrittori di successo sono dei casi umani. Se la descrizione di uno scrittore fatta poc’anzi, riflette la vita di molti brillanti autori, è pur vero che ci sono stati e ci sono altri che non sono dei casi umani, che oltre a scrivere in solitudine, erano e sono tutt’altro che degli emarginati sociali, vedasi quel mascalzone di Charles Bukowski. Spesso però, anche gli autori più socievoli si rivelano essere dei tipi strani, stravaganti, bizzarri, per non dire un po’ pazzi, nel senso di ciò che è fuori dal normale. Ed è proprio questo loro essere stra-ordinari che gli ha permesso loro di essere dei grandi scrittori.

A volte la pazzia, intesa come scelte irrazionali, seguendo il proprio istinto, è ciò che rende più divertente ed interessante la vita e la storia che racconta un libro. L’artista viene spesso associato al concetto di genio ed il genio non rientra nella normalità che vede l’arte come una via di fuga dalla realtà che riesce a comprendere e che gli è ostile. Per il genio l’arte non corrisponde alla felicità, purtroppo per il “malcapitato” artista. Riguardo al tema follia e genio, vorrei ricordare due grandi scienziati, uno recente e l’altro un po’ più antico, per le loro citazioni che riflettono la loro filosofia di vita.

“Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.”

Albert Einstein

“A tutti i folli. I solitari. I ribelli. Quelli che non si adattano. Quelli che non ci stanno. Quelli che sembrano sempre fuori luogo. Quelli che vedono le cose in modo differente. Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo. Potete essere d’accordo con loro o non essere d’accordo. Li potete glorificare o diffamare. L’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni.”

Steve Jobs

Raffaella Ritunno

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