Approfondimenti Rivista — 23 gennaio 2013

Quel muro è enorme, maestoso, invalicabile. Il suo candore disarmante, i tratti neri che lo interrompono lo rendono splendente agli occhi attoniti di chi vi scorge qualcosa di più. È’ un momento di stupore, incredulità, le parole si fermano perché temono di essere inopportune, bastano quelle dipinte lì sopra a far chiacchierare l’anima. Caratteri cubitali e nient’altro che l’emozione di un gesto plateale ma silenzioso. È il controsenso dell’amore scritto su un muro, ha bisogno di sorprendere ma non proferisce parola, tutto quello che c’è da sapere va letto lì, su quella costruzione anonima qualcuno ha tentato il tutto per tutto e si è giocato l’ultima carta. Un gesto tanto impulsivo da non dare possibilità di ribattere, non c’è risposta ad una dedica che occupa un muro intero, l’attesa del buio della notte e la mano tremante per l’emozione rendono il gesto illecito un coraggioso atto d’amore. E lo spettacolo al mattino attende il destinatario inconsapevole, l’autenticità delle piccole cose si perde un po’ davanti al fascino di una manifestazione plateale.

Per un momento chi ci ama ci rende protagonisti del mondo intero, i “se” e i “ma” spariscono per il tempo necessario a leggere la frase, eppure l’attonimento si manifesterà in noi ogni volta che percorrendo la via incroceremo con gli occhi le tracce nere di quelle parole. Diverso significato assume lo stesso gesto agli occhi dei passanti. Sorge spontanea la critica osservando mentre si cammina per strada il muro di una casa imbrattato con una bomboletta rossa in nome di un’amicizia. Perché un sentimento tanto comune e frequente dovrebbe essere manifestato in modo così esibizionista? Cosa spinge due giovani a dichiararsi eterna amicizia scrivendo sulla facciata di un condominio? Lo stesso impulso che approfittando dei sentimenti passionali spinge l’innamorato a spogliarsi del timore che fa inevitabilmente parte della sua condizione.

Spesso ci si spoglia anche della dignità, non oso immaginare la vergogna di chi, armato di bomboletta ma sprovvisto di dizionario, ha commesso errori ortografici non in un tema la cui lettura è riservata alla professoressa ma su un marciapiede… calpestato dall’intera città. Per non parlare delle dediche indesiderate, quelle scritte da ammiratori che non vorremmo nemmeno incontrare per strada o da ex da dimenticare. A volte però il gesto assume dimensioni minori, non sempre occorre un muro intero o un marciapiede, un cavalcavia al quale appendere un lenzuolo di improbabile lunghezza, curiosa è l’ispirazione che può coglierci inaspettatamente nel bagno di una scuola. Alle elementari bastava essere innamorati della ragazza perfetta o del ragazzo dell’ultimo banco ed ecco che il candido muro dei gabinetti o le porte verdi che li separavano l’uno dall’altro diventavano la tela da dipingere. L’Uniposca nero era il pennello che ci rendeva artisti incompresi, lo nascondevamo sotto la manica della maglia se non avevamo la fortuna di possedere tasche abbastanza grandi. Spesso la motivazione era meno nobile, scrivere sulla porta il numero di telefono di un compagno/a che non ci andava a genio accompagnandolo con frasi poco carine o pressochè sconce non era proprio una segreta dimostrazione d’affetto.

Altre volte la cultura è la musa ispiratrice e l’amore per essa necessita un gesto simile, come quando durante le recenti occupazioni negli istituti superiori di Roma gli studenti di alcune scuole hanno trascritto sulle pareti delle aule e dei corridoi frasi di celebri intellettuali e scienziati. Se ve l’avessi presentato come sfogo di giovani che a gran voce chiedono un’istruzione libera dalla crisi, avreste avuto forse un giudizio ben diverso del fenomeno. C’è una grande differenza tra pubblicizzare un amore e “citare” la cultura. Ogni questione ha le sue sfaccettature, ciò che le accomuna è il fine. L’azione parte sempre dallo stesso uomo stanco, insoddisfatto ed impulsivo, non è forse di una volontà comune a tutto il genere umano quella di manifestare le proprie sensazioni al di là delle conseguenze e del pensiero comune? Non ci bastano i media, non ci basta la comunicazione verbale, internet, ci serve sempre qualcosa in più, siamo affamati di comunicare eppure ogni mezzo consueto ci sembra avverso. Forse è questo che ci porta animati dallo stesso bisogno ma spinti da diversi obiettivi a preferire una parete ad un individuo, non può giudicarci come un paio di occhi sanno fare pur senza l’aiuto della bocca.

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