News Rivista — 16 luglio 2013

Spesso ci capita di concentrarci sulla nascita di casi letterari dovuti più al successo della firma che li compone che non del contenuto in sé. Certo, non è questa sempre una nota negativa, visto che uno scrittore che riesce a fidelizzare i propri lettori è comunque un narratore di successo. Ma talvolta può succedere che sia lo scrittore stesso a voler “uscire” dalla dimensione che si è creato. È quello che è successo a J.K. Rowling, diventata plurimilionaria grazie alla saga di Harry Potter e conosciuta in tutto il mondo proprio per questo suo capolavoro fantasy.

Di recente però, la Rowling ha scritto anche un romanzo poliziesco, che ha riscosso un buon successo di critica ma non ha “sbancato”, per usare un eufemismo..

The Cuckoo’s Calling – la storia di un veterano di guerra che diventa un investigatore privato – è stato pubblicato ad aprile ricevendo apprezzamenti come: “debutto scintillante”.

Come? Debutto? La Rowling non ha mica debuttato ora. No, e infatti la particolarità risiede nel fatto che l’autrice si è letteralmente “nascosta” dietro le spoglie di un autore al debutto, senza scomodare il suo nome in grado ormai di trasformare in oro ogni parola scritta.

La prolifica autrice delle gesta del maghetto occhialuto stavolta ha finto di essere Robert Galbraith, un ex militare, la cui opera prima nelle scorse settimane aveva venduto circa 1500 copie.

La paternità vera del libro è stata rivelata dal Sunday Times, che cercava di indagare su come nasce un libro di debutto e di successo, e da quel momento il titolo ha subito una paurosa impennata di vendite, che Amazon quantifica in 500mila per cento (che dovrebbe significare 7,5 milioni di copie in una sola mattina).

Un chiaro esempio di cosa significhi essere uno scrittore di successo nel mondo contemporaneo. Un po come quando il genio del violino Joshua Bell, nel 2007, si esibì in una performance a sorpresa nella metropolitana di Washington nei panni di un qualunque artista di strada che elemosina in metro e nessuno riconobbe né lui né tanto meno la melodia unica che le sue mani e il suo Stradivari producevano.

In questepoca sembra essere diventato superfluo il valore inestimabile di una qualsiasi cosa non sia scintilante allapparenza. Pochi riescono a cogliere e valorizzare nel modo giusto larte, la letteratura, o gli stessi sentimenti.

Un romanzo di valore resta sconosciuto se non viene scritto, pubblicato, recensito da Tizio o Caio.

Una melodia sublime non viene nemmeno ascoltata nella frenesia e nel disinteresse di una giornata qualunque.

Un sentimento vero e forte non viene, sempre più spesso, difeso né rispettato.

 


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