Dalla scarsità all’abbondanza, dall’esiguità all’opulenza. Di libri, di autori, di case editrici. Di canali di distribuzioni. Siamo diretti testimoni di una violenta evoluzione, quella del mercato editoriale: dall’oligarchia alla politica del pluralismo. Chi beneficerà del cambiamento? Chi si farà strada nel futuro dell’editoria? A porre queste e altre domande, Michael Healy, esperto del mercato editoriale statunitense, durante il convegno “Quanto vale il pluralismo in un mercato che sta cambiando?”, tenutosi in occasione dell’ 11° Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, a Roma.

Tre sono i fattori- ha spiegato Healy- responsabili, in misura maggiore, dell’attuale metamorfosi dell’editoria: la scelta, da parte degli imprenditori, di porre sul mercato prodotti innovativi e la volontà, da parte dei lettori, di sperimentarli; la possibilità, per gli acquirenti, di acquistare il prodotto-libro, sia nel formato cartaceo sia in quello digitale, attraverso nuove modalità; la prepotente espansione dei colossi imprenditoriali e la conseguente contrazione dei tradizionali canali di distribuzione e di vendite”. Tradotto in cifre, Il 30% dei libri venduti, nel 2012, è costituito da ebook; il 60% di esso è stato acquistato online; il 50% delle vendite sul web appartengono ad Amazon. “Gli editori indipendenti- ha continuato- sono destinati a soffrire: per poter competere devono necessariamente raggiungere posizioni consolidate online e ad un prezzo decisamente elevato”.

Tuttavia, in un quadro già preoccupante, la minaccia principale è rappresentata dalla tecnologia ubiquitaria accessibile a buon mercato, la quale rende, a sua volta, il mercato dell’editoria accessibile a chiunque. In altre parole, oltre 200 anni di lavoro per la costruzione dei valori dell’editoria sono oggi messi a rischio dall’incertezza causata della tecnologia.

In questo mercato in costante evoluzione- ha proseguito Healy- c’è un elemento di staticità? Tra l’estremo di permanenza e l’estremo di turbolenza esiste un punto fermo, capace di permettere la sopravvivenza dell’editoria? L’unico regolatore possibile delle nuove tecnologie, l’unico strumento in grado di frenare gli eccessi di un mercato incontentabile è il copyright, il cosiddetto diritto d’autore. Tuttavia, quello attualmente adottato negli Stati Uniti risale al 1976 ed era stato pensato per un mondo completamente diverso rispetto al nostro. E la questione non è limitata ai paesi dell’America del Nord. Il problema è globale”.

Oggi l’editore è chiamato ad affrontare la sfida più grande cui sia mai stato sottoposto: alzarsi in piedi e dichiarare pubblicamente il proprio valore. Non basta esserci, ma occorre reinventarsi. Non basta possedere qualità, ma occorre rifondarle. “Siamo passati da un mondo di scarsità- ha concluso Healy- al mondo dell’abbondanza. Non sarà facile trovare soluzioni rapide ed efficaci nel breve termine. Qualcuno inevitabilmente scomparirà. Tuttavia, si può iniziare con l’adozione di un ruolo più attivo e aggressivo. Non ci si può più permettere di aspettare che il lettore ci trovi; dobbiamo porci nella posizione di farci trovare”.

Contrariamente, il rischio che il mercato del libro corre è altissimo: dal pluralismo delle piccole, medie e grandi case editrici, all’oligarchia dei giganti dell’imprenditoria. 

Alessandra Flamini

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