Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Lunedì ore 7.50

Solo quattro giorni, resisti… pensa Gaia mentre attraversa i vagoni del treno alla ricerca di un posto libero dove sedersi. Avvistato supera agguerrita l’affluenza di persone, spingendo con noncuranza chiunque, come solo la sfrontatezza dei suoi sedici anni permette di fare. Sprofonda nella poltroncina, ignorando la donna di fronte. Tira fuori l’iPod dallo zaino, infila le cuffie e seleziona il brano “Oltre un semplice sguardo” dei Modà. E’ abbandonata alle carezze delle parole del cantante quando il ricordo di Fabio le  riaffiora alla mente e la rabbia assopita riemerge, facendoglielo spegnere bruscamente.

Il treno inizia a rallentare per poi fermarsi. Gaia prende su lo zaino e si precipita allo sportello d’uscita. La porta si apre, scende di corsa e all’improvviso, una fredda brezza di vento la colpisce in volto.

 

Martedì ore 14.45

Piove. Gaia è in piedi nella zona di passaggio tra un vagone e l’altro, appoggiata al corrimano, tutta gocciolante. Le lacrime che le bagnano il viso si confondono con l’acqua della pioggia. Le porte si chiudono e il treno inizia a prendere velocità. Squilla il telefono. Asciuga gli occhi con il palmo della mano e risponde:

“Mamma dimmi. Sì, ho guardato l’orario, arriverò in stazione alle tre e cinquanta. Mangerò a casa, stai tranquilla. Ciao”.

Inizia a percorrere le carrozze alla ricerca di un posto. Raggiunta una seggiolina vuota, si siede. La signora di fronte a lei dorme, ma non appare riposata e zone scure e bluastre sotto gli occhi ne evidenziano un notevole affaticamento fisico. Di fianco, un grande libro dalla copertina azzurra, nasconde il volto e il corpicino di una bimba, lasciando intravedere soltanto le gambe fasciate dai fuseaux e le ballerine di vernice. Gaia pensa a Fabio. Che coraggio ha avuto! Farsi vedere durante l’intervallo mano nella mano con Valeria. Non gli è bastato baciarla alla festa di Federica. Doveva fare molto di più. D’altronde lui è un maestro degli eccessi. Troppo bello, troppo simpatico, troppo… Altre lacrime stanno iniziando a scorrere sul volto, quando una vocina la distoglie dai pensieri:

“Sei sporca in faccia”.

Gaia si volta e vede la piccola osservarla. Il petto le si stringe dinnanzi ai due occhi blu e alla bandana fucsia che le ricopre il capo. La voce le rimane bloccata e non riesce a rispondere.

“Ti è colato il mascara, sei tutta macchiata di nero”, le spiega sorridendo la bimba.

La ragazza prende lo specchietto dallo zaino e con un fazzoletto si pulisce gli occhi. Respira profondamente e la ringrazia. Lei chiude il libro e lo appoggia sul sedile, si alza in piedi e le si avvicina.

“Come ti chiami?”

“Gaia e tu?”

“Alice. Quanti anni hai?”

“Sedici e tu?”

“Otto e mezzo”.

Le guarda invano le poche sopracciglia rimaste, cercando di capire quale sfumatura avessero una volta i capelli. Lentiggini le colorano il volto e ne immagina allora una lunga chioma fulva.

“Gaia, ti piace leggere?”

“Una volta sì, alla tua età leggevo molto. Ora però non ho molto tempo”.

Rendendosi conto dell’ultima affermazione sente le guance bruciare.

“Sai che scrivo?”

“Cosa scrivi Alice?”

“Favole”.

“Sono sicura che sei bravissima”.

Il treno inizia a rallentare. La donna si sveglia e alzandosi chiama Alice:

“Tesoro, siamo arrivate. Saluta la signorina che andiamo”.

“Va bene mamma”.

Gaia incontra gli occhi della madre di Alice dello stesso colore di quelli della figlia, solo un po’ più spento.

“Ciao Gaia, devo andare. Sono felice di averti conosciuta. Scriverò una storia su di te”.

“Ciao Alice. Non vedo l’ora di leggerla”.

Le due si allontanano. Gaia guarda le gocce di pioggia che s’infrangono contro il finestrino. Non ha ancora smesso di piovere.

 

Mercoledì ore 7.50

L’altoparlante ha annunciato l’arrivo del convoglio e lo sfrigolio delle sue ruote sui binari avanza. Gaia attende sulla banchina. Una coppia di anziani attira però il suo interesse, distogliendola dalla imminente corsa sul treno. Quando le porte si aprono rimane immobile, continuando a fissarli come fossero cimeli rari e preziosi.

Seduti su quella panca ridono e scherzano come ragazzi.

L’uomo si alza, porge il braccio alla donna e lei ci si sorregge. Vedendoli andar via, decide allora di salire. I vagoni pullulano di gente.

“Ragazzina qui è libero!” La informa una voce femminile alle sue spalle. Girandosi ritrova la coppia e la signora tutta sorridente le indica il sedile alla sua sinistra.

“Mario sposta la giacca, fai accomodare la ragazza”.

“Ora la sposto Rosa”.

Gaia sorpresa della coincidenza le siede accanto. Mario la guarda bonariamente e lei gli sorride.

“E’ sempre così pieno qui?” Chiede Rosa.

Gaia è catturata dagli occhi vivaci della donna.

“Sì, purtroppo”.

“Viaggi tutta sola?”

“Rosa ti prego, lasciala stare. Non iniziare con le tue mille domande. Non ti conosce nemmeno”.

“No, non si preoccupi. Io vado a scuola a Milano. Mi ha sempre accompagnato il papà perché ci lavora. Ha iniziato un corso settimana scorsa e così ho dovuto prendere il treno. Domani sarà l’ultimo giorno”.

“Anche noi andiamo a Milano. E’ il nostro anniversario. Diglielo Mario”.

“Rosa cosa devo dirle, gliel’hai appena detto tu”.

“Dille perché vogliamo festeggiare lì”.

Mario alza gli occhi al cielo e incrocia le mani.

“Me lo devi proprio ricordare?” E schiaccia l’occhiolino a Gaia che non riesce a trattenere un sorriso.

Rosa finge di fare l’offesa e poi scoppia a ridere.

“Beh, glielo dico io allora. Sessant’anni fa quest’uomo mi chiese di sposarlo”.

“Sessant’anni?” Ripete Gaia. E’ una vita!

“Sì, in Piazza del Duomo. Ero piena di corteggiatori ma scelsi lui”.

“Questa mi è nuova!” Esclama Mario.

Gaia mette la mano davanti alla bocca per bloccarne una risata.

“Sai perché scelsi lui?” Mentre formula la domanda guarda il marito con una tale profondità mai vista prima dalla giovane. L’uomo ricambia lo sguardo con la stessa carica di emotività.

“No, Rosa perché scegliesti Mario?”

“Perché me lo disse il cuore”.

Il treno è giunto alla fermata. Il marito aiuta la moglie ad alzarsi, la ragazza mette lo zaino sulle spalle e insieme si dirigono all’uscita. Mario offre il braccio a Rosa per scendere i gradini e Gaia fa altrettanto. Fuori il cielo è limpido, promette una bella giornata di sole.

 

Giovedì ore 12.45

Gaia è seduta sulla panchina dell’atrio della stazione. Braccia conserte e lo zaino a terra. La voce metallica avvisa l’arrivo del treno. Si alza, vidima il biglietto alla macchinetta e lo infila in tasca, avviandosi all’esterno. Un raggio di sole la obbliga a chiudere gli occhi per proteggersi dalla luce, facendola sbattere contro un ragazzo.

“Scusami, non ho…”, le parole le rimangono chiuse in gola davanti al suo sguardo.

“Non ti preoccupare”, le risponde sorridendo.

Il treno fischia. I due ragazzi si precipitano all’entrata, salgono velocemente i gradini e appoggiandosi al passamano, le loro mani si sfiorano. Lei si ritrae e lui si gira dall’altra parte.  Le porte si chiudono.

Senza parlare, oltrepassano i vagoni uno accanto all’altro.

Gaia vede due poltrone libere e accelera immediatamente il passo, superandolo.

Il giovane le siede vicino e in quel momento il  cuore inizia a batterle forte. Gaia cosa ti sta succedendo?

“Che corsa, stavamo quasi per perderlo!” Le dice ridendo.

“Sì, mancava poco”, gli risponde imbarazzata.

“Piacere, Simone”, e le allunga la mano per una stretta.

“Gaia”, e gliela stringe.

“E’ molto che viaggi? Non ti ho mai visto prima”.

“Sono due settimane”.

Gaia è in preda all’emozione, stringe le labbra per non far trapelare un sorriso.

“Ti è piaciuto viaggiare in treno?”

“Beh, insomma…”

“Dai è così divertente! Puoi incontrare un sacco di persone. Guarda per esempio quella là”, e le indica una donna seduta due file più avanti.

“Cos’ha di strano?” Chiede lei curiosa.

“E’ nervosa. Continua a guardare l’orologio”.

“Non capisco”.

“Aspetta qualcuno o magari una telefonata”.

“E cosa ci sarebbe di divertente in tutto questo?”

“Scoprire un po’ gli altri”.

Un uomo si avvicina alla donna e iniziano a chiacchierare.

“Hai visto? Ho indovinato. Ora guarda quello lì”, e le mostra un signore che legge un giornale.

“E questo cosa aspetta?”

“Niente. Immagino che lavoro faccia. E’ facile, legge il Sole 24 Ore e ha una valigetta affianco, sarà un promotore finanziario o qualcosa di simile”.

L’entusiasmo di Simone travolge Gaia. Insieme iniziano a fantasticare su chi è intorno. Le loro risate si sentono in tutto il vagone.

“Guarda quei due!” Esclama Gaia e gli tira la maglietta per mostrargli una coppia di uomini. Il ragazzo s’allunga col corpo a guardare, dopo di che fissa Gaia negli occhi e fingendosi serio conclude:

“Sì, lo penso anch’io”.

Gaia scoppia a ridere.

“Simone, non ti ho ancora detto cosa ne penso!”

“Non importa, riesco a leggere ogni tuo pensiero”.

Gaia non risponde e Simone non aggiunge altro. Si guardano però a lungo. Il treno inizia a rallentare. Gli altri pendolari si alzano.

“Dobbiamo scendere Gaia. Siamo arrivati”.

“Lo so”.

“Ho voglia di rivederti ancora”.

“Anch’io”.

“Ti aspetto domani in stazione?”

“Sì, non potrei mancare”.

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