News Rivista — 28 giugno 2013

Cresce il numero di lettori e diminuisce la quantità di tempo dedicata alla lettura. È il paradosso dell’informazione emerso dal rapporto annuale “World Press Trends”, presentato a Bangkok in occasione del 65° Congresso mondiale dei quotidiani. I dati parlano chiaramente: al mondo non ci sono mai stati tanti lettori di giornali come oggi (3,1 miliardi, di cui 600 milioni preferiscono la versione digitale), ma il consumo di notizie è repentino (solo l’1,3% della permanenza in rete è dedicata ai siti di informazione). La responsabilità è da attribuire alla trasformazione del cartaceo: la possibilità di avere le notizie dell’ultima ora alla portata di un click, da una parte, e la proliferazione dei siti in cui è possibile reperire articoli di giornale, dall’altra, hanno contribuito alla crescita esponenziale del numero di lettori. Se, infatti, prima della rivoluzione digitale il lettore disponeva solo del quotidiano cartaceo, con l’esplosione di internet e la diffusione a macchia d’olio dei giornali sul web, è nata la versione online, che ha l’indubbio prego di consentire il raggiungimento delle informazione desiderate quando e dove si vuole. E anche se non lo si vuole: il fenomeno della condivisione sui social network, per esempio, intensifica la circolazione di informazioni e raggiunge anche l’utente più disinteressato ai fatti del mondo. Tuttavia, il rovescio della medaglia non è indolore. Il mondo del web è istantaneo, perché tutto avviene in tempo reale; ma “istantaneo” è anche sinonimo di fugace, sfuggente, precario. Un aspetto che, unito agli altri campanelli d’allarme su cui gli studiosi hanno ampliamente dibattuto, mette in pericolo un settore già in profonda crisi. Chi si nutre di notizie online, infatti, lo fa superficialmente, dedicando alla lettura della notizia un tempo non sufficiente alla comprensione del testo. La causa è del sovraccarico informativo che mette a dura prova le capacità cognitive dell’uomo: posto di fronte a una quantità indiscriminata di notizie, il lettore assiste al brusco crollo delle sue prestazioni, tralascia le fonti di conoscenza più attendibile e accede a notizie che non sono in grado di soddisfare la sua sete informativa. A ciò si aggiunge la formula “paywall”, il sistema attraverso cui è possibile accedere alla totalità di uno specifico sito web, solo previo pagamento. In altre parole, tutti possono leggere le sintesi degli articoli di giornale o le poche righe iniziali; ma se vuoi l’approfondimento o il testo completo devi pagare. Tuttavia, sarebbe errato attribuire l’intera responsabilità del calo di tempo dedicata alla lettura alla conversione verso il digitale. Ricordiamo, infatti, che dei 3,1 miliardi di lettori, circa 2,5 miliardi scelgono ancora la versione cartacea del giornale. Se ci si sofferma su questo dato, la natura precaria della lettura è da attribuire alla diminuzione della distribuzione dei quotidiani: nel Nord America del 6,6%; in Europa del 5,3 in Occidente e del 8,2 ad Oriente. La conseguenza è inevitabile e colpisce proprio il settore di cui si nutrono l’editoria e il giornalismo, la pubblicità. Il calo degli inserti a livello globale è pari al 2 %, portando il declino dal 2008 a oggi a quota -22%. Le cifre sui ricavi pubblicitari dei quotidiani, proiettati nell’arco di cinque anni, sono gravosi: -42 % in Nord America, -23% In Europa Occidentale e -30% in quella Orientale. Il consumo di notizie istantaneo frena anche la crescita dei ricavi pubblicitari digitali. Il futuro, insomma, si conferma all’insegna del digitale, ma la strada è in salita. Un caso da studiare- suggeriscono gli esperti da Bangkok- è quello de “La Stampa”, che con la sua innovativa redazione integrata multipiattaforma potrebbe rappresentare un esempio da imitare.


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