News — 15 novembre 2012

Niente di nuovo all’orizzonte. Uno dei problemi della politica italiana degli ultimi decenni è l’incapacità di affrontare “per tempo” le questioni. Si aspetta sempre che “ci scappi il morto”. A recitare la parte del defunto in questo caso è Alessandro Sallusti, direttore del Giornale. Dopo essere stato condannato a 14 mesi di reclusione in via definitiva per diffamazione a mezzo stampa a causa di un articolo scritto da un redattore del suo giornale, si è scatenata una bagarre politica atta a “salvare il soldato Sallusti”.

Tuttavia, l’ementamento presentato al Senato per riformare il reato di diffamazione è stato bocciato dopo la votazione segreta, voluta dalla Lega Nord. Maggioranza battuta e impossibilità di poter riformare in tempi brevi le norme sulla diffamazione per poter evitare il carcere a Sallusti.

Ma Pdl e Pd non ci stanno. La Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha così deciso di ripresentare in Aula l’ormai denominato “ddl Sallusti”. Secondo il capogruppo del Pdl Gasparri, che vuole che l’Aula si esprima con un voto, “ bisogna distinguere tra chi ha scritto il pezzo e il direttore del giornale”, e a questo proposito presenterà insieme a Gaetano Quagliariello un emendamento al ddl diffamazione dove si stabilisce che “nel caso il direttore responsabile non sia l’autore materiale dell’articolo non è previsto il carcere ma solo la sanzione economica”. Il Partito Democratico è invece orientato verso la possibilità di presentare una sospensiva del provvedimento.

L’iter legislativo in questione si sta svolgendo sotto gli occhi vigili e attenti di Nils Muiznieks, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, che si dice preoccupato per la situazione e esprime il suo dissenso sostenendo che mantenere il carcere per i giornalisti sarebbe un «grave passo indietro» per l’Italia e non solo.

Daniele Dell’Orco

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