Recensioni Rivista — 26 luglio 2013

Titolo: Ancora unaancora una

Autore: Calafiore Marco

Prezzo: 12 euro

Dati 2012, 94 p., brossura

Editore Sensoinverso Edizioni (collana AcquaFragile)

Le favole hanno l’arduo compito di far addormentare i bambini la sera, permettendo ai genitori di fare sonni tranquilli. Questo è quello che mamma e papà sperano ogni sera prima di sedersi sul bordo dei lettini per iniziare a raccontare la solita storia imparata a memoria.

Anche Jasmine ed Achille sono stanchi delle solite favole e proprio non vogliono sapere di dormire. Il papà cerca di modificare le storie per renderle adatte ai piccoli curiosi dei nostri tempi; purtroppo i risultati non sono dei migliori.

“Oggi non si può pensare solo a chi legge. Per raggiungere il loro obiettivo, le storie devono soprattutto non far addormentare il lettore.”

Marco Calafiore ci racconta come un padre inventa le storie per i suoi due bambini nel tentativo disperato di renderle efficaci; l’obiettivo è farli addormentare senza addormentarsi prima di loro. Si susseguono una serie di favole raccontate tutta in una sera. Le narrazioni incuriosiscono Jasmine e divertono il piccolo Achille, ma alla fine sarà il genitore stesso ad appassionarsi volendone raccontare ancora una prima di far addormentare i figli. Eppure nelle favole c’è sempre qualcosa che non va, per questo devono essere sempre nuove, sempre più vere. Non resta che prendere spunto dalla vita reale, nulla di più vero, nulla di più attuale, ogni giorno nuova e irripetibile. ” Anche se alcune storie, per quanto difficili e crude, non dovrebbero mai essere raccontate. Dovrebbero restare, per sempre, cose da adulti”.

Marco Calafiore ricorda così gli episodi cruciali della sua vita, tutte le vicende rievocate da qualche odore, da qualche presenza. La strada della vita è tortuosa, si inciampa spesso e certe cadute si ricordano, come fotogrammi di una pellicola che si è rovinata, ma non del tutto. Si toccano i temi più profondi della vita umana, dalla perdita dei propri cari e la sensazione di non aver fatto abbastanza per loro; alle contraddizioni di una città come Napoli in cui a volte a regnare è l’omertà; la forma più sadica che il silenzio conosca. E sarà solo la violenza a rispondere in modo adeguato all’oppressione, l’unico modo per farsi sentire è “riunirsi in branco”.

Sarà un po’ come ripercorrere i propri ricordi grazi alla vita di qualcun altro. Ognuno ha una storia a sé, ma per quanto l’immagine finale sia diversa, i tasselli dei puzzle hanno sempre la stessa forma.

Gaia Schiavetti

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